Lavoro, al rilancio serve un habitat favorevole

VENEZIA. Una strada a due velocità. È quella su cui viaggia il mercato del lavoro in Veneto. Da un lato il 2014 che si chiude forte della speranza - pur flebile -, di cominciare a scorgere la luce fuori dal tunnel della crisi che ha sfibrato l’economia scavando profondamente nell’occupazione. Dall’altra, l’accelerata imposta dal Jobs Act e dagli incentivi che nel primo trimestre di quest’anno hanno estrogenato il mercato del lavoro. Un’iniezione di fiducia, prima ancora che di lavoro, di fronte alla quale non mancano gli interrogativi.
Un anno difficile. A fine 2014 erano 167 mila le persone in cerca di occupazione con una leggera flessione rispetto all’anno precedente, chiusosi a 168 mila, a fronte d un tasso di disoccupazione giovanile del 27,6%. Questi numeri rappresentano senza dubbio una delle sfide più importanti con cui sarà chiamata a confrontarsi la Regione nel prossimo quinquennio. È sufficiente un dato per capire quanto sia mutato il quadro economico negli ultimi anni, trascinando con sé l’occupazione: delle 17 mila Pmi a fine 2007, 3.169 sono state chiuse o sono fallite.
L’andamento del lavoro. Nel 2014, si è registrato un modesto recupero dell’occupazione, pur con andamento altalenante. Secondo i dati elaborati da Veneto Lavoro, gli occupati sono saliti dai 2,055 milioni di fine 2013, a 2,071 a fine 2014 con un aumento di 11 mila unità tra i dipendenti, anche se il saldo annuo resta fortemente negativo (-16.200). La disoccupazione è al 7,7%.
La novità. Tra i pur tiepidi segnali di ripresa, la riduzione del ricorso alla Cassa integrazione. Il volume delle assunzioni (665 mila) è il più alto registrato rispetto al 2008. È quindi l’incremento delle cessazioni - record per gli ultimi 6 anni - a determinare l’andamento ancora insoddisfacente. Non solo: la crescita delle assunzioni risulta trainata dai contratti a tempo determinato e di somministrazione.
Il nodo. Per i contratti a tempo indeterminato, la frenata nel quarto trimestre è stata significativa: a livello annuo si è toccato il minino sia nel volume di assunzioni (80 mila) che di trasformazioni (36.200). Un andamento, quest’ultimo, che incorpora oltre alla congiuntura, anche gli interventi normativi, con l’attesa delle agevolazioni contributive previste per il 2015.
Boom 2015. E infatti con l’entrata in vigore del Jobs Act e delle agevolazioni fiscali si registra un’accelerazione improvvisa sui contratti a tempo indeterminato: +18% a gennaio, +46% a febbraio e +71% a marzo per un totale di 35 mila assunzioni, 10 mila in più rispetto allo stesso trimestre 2014. Si recupera così anche l’effetto rinvio di fine anno. Fermo restando il volume delle cessazioni, il saldo 2015 risulta nettamente superiore rispetto al primo trimestre 2014: 12 mila contro 3 mila unità. Ciò non è tuttavia sufficiente a determinare una variazione positiva dello stock di rapporti a tempo indeterminato. E proprio questo è il nodo da sciogliere: basteranno questi provvedimenti a riavviare definitivamente il mercato del lavoro?
Garanzia giovani. Prosegue anche la fase espansiva delle esperienze di lavoro su cui influisce il decollo di Garanzia Giovani: nell’ultimo anno 36.899 ragazzi - per lo più tra i 19 e i 26 anni - hanno aderito al programma, circa 3 mila al mese; 19.662 i patti di servizio attivati e 3.372 i giovani in attesa.
L’analisi. «Il lavoro, da sempre elemento identitario forte in Veneto, è divenuto improvvisamente un aspetto problematico - spiega Daniele Marini, sociologo, docente all’Università di Padova - ora siamo di fronte a un probabile bivio, ci siamo verosimilmente lasciati alle spalle la fase più critica e dura. Restano dei nodi da sciogliere: ci vorrà un anno per capire gli effetti reali del Jobs Act. I dati a disposizione pur indicando segnali positivi sul fronte delle assunzioni, rimarcano la stabilizzazione di chi era già parte del mondo del lavoro». Complessivamente, tuttavia, considerando l’andamento del 2014, ai primi segnali di ripresa sarebbe mancata la forza propulsiva per svoltare «questo perché il sistema produttivo è ancora in fase di trasformazione e i consumi interni non sono ripartiti» chiarisce Marini. E se la riduzione della tassazione rimane la leva più efficace per oliare i meccanismi economici, sul fronte locale la ricetta è la «creazione di un ecosistema positivo per le imprese - aggiunge - e questo significa investire sull’innovazione e sulla banda larga, migliorare il rapporto formativo tra università e imprese. Progetti come Univeneto sono rimasti solo sulla carta».
La sfida. «C’è più che mai bisogno di politiche industriali, investimenti e sostegno alla ricerca - conferma Elena Di Gregorio, segretaria Cgil Veneto - ed è un paradosso che Veneto Nanotech rischi di chiudere per mancata ricapitalizzazione». Gli investimenti a costo zero, puntualizza, passano per scelte precise: «È mancata la riqualificazione della spesa e della macchina pubblica. Non è stato fatto abbastanza per l’aggregazione di Comuni e servizi che avrebbe consentito di liberare risorse per aumentare efficienza e competitività. Di contro, abbiamo assistito a scandali vergognosi che hanno riguardato la gestione pubblica. La Regione ha gestito in modo timido il tema della legalità: non può chiamarsi fuori dalla responsabilità politica. Per creare lavoro bisogna partire da un’idea: puntare su un welfare di qualità che sappia rispondere all’aumento delle esigenze della popolazione, incrociare domanda e offerta, creare sintonia tra formazione e impresa e riorganizzare i servizi per l’impiego. Liberando risorse si recupera efficienza e quindi lavoro».
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