L’azienda padovana: «In Bangladesh consigliati dal Pime»

VENEZIA. Da una decina d’anni la Manifattura Corona produce una parte dei capi di abbigliamento in Bangladesh, come fanno praticamente tutte le aziende del settore tessile, distribuendo il lavoro alle ditte locali. Fra queste c’era anche la Phantom, operativa su due piani del Rana Plaza, l’enorme edificio crollato il 24 aprile. «Avevamo già lavorato con questa azienda» racconta Francesca Berto, numero uno della Manifattura Corona «perché approvata da un’entità terza e indipendente. Si tratta dei missionari del Pime, il Pontificio Istituto Missioni Estere, da anni presente in Bangladesh come in molte altre parti povere del mondo. Fratello Massimo Cattaneo ci aveva segnalato questa ditta come una di quelle che rispondevano ai più alti standard sia in termini di condizioni lavorative che di trattamento salariale. Alcuni degli ex studenti della scuola del Pime, la Novara Technical School, lavoravano alla Phantom e i missionari si accertavano delle condizioni salariali e di lavoro e li seguivano costantemente». Ora fra le vittime ci sono anche cinque ragazze della scuola del Pime, ne danno notizia gli stessi missionari.
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