Villanova a Zaia: stacca la spina, salvare la Lega è ormai un'impresa impossibile

La lettera aperta dell'ex capogruppo della lista del Presidente: "Il partito, semplicemente, non è scalabile dall’interno, la nave di Salvini sta affondando"

L'ex presidente della Regione Luca Zaia con l'ex capogruppo della Lega Alberto Villanova
L'ex presidente della Regione Luca Zaia con l'ex capogruppo della Lega Alberto Villanova

Il futuro della Lega, di questa Lega: le previsioni sul sorpasso di vannacci con Futuro Nazionale, le scelte di Salvini, i rapporti con i territori. Alberto Villanova, ex caprogruppo in consiglio regionale, ha scritto su facebook una riflessione da leggere.

Ecco l’intervento

Luca stacca la spina. 

Caro Pres, te lo dico con la mia solita schiettezza, quella che probabilmente mi è costata cara: è inutile cercare di salvare chi non può essere salvato.

Salvare la Lega è ormai un'impresa impossibile.

Villanova: «Lascio la Lega, vi spiego perché»
Alberto Villanova, ex capogruppo della Lega in Consiglio regionale

In questi giorni si leggono tante speranze dei militanti, persino gli striscioni apparsi a Milano che invocano un cambiamento. Ma la verità è che queste sono solo illusioni.

Chi ha vissuto il partito dall'interno in questi anni lo sa benissimo: non cambierà mai nulla finché Salvini e il suo cerchietto magico non lo vorranno.

Continuo a dirlo: il partito, semplicemente, non è scalabile dall’interno. Lo sappiamo tutti.

Oggi i giornali parlano di una "cabina di regia" e di ruoli pronti per te e Fedriga. Diciamocelo chiaramente: è solo un’opera di maquillage per rabbonire l'elettorato.

Serve solo a far credere alla base che ci sia una nuova forma di governo interno, cosa che non avverrà mai.

Blindare lo statuto significa voler morire arroccati dentro al bunker.

Ed è altrettanto inutile guardare oggi con terrore ai sondaggi e all’imminente sorpasso di Vannacci.

Inutile piangere sul latte versato: se per anni il partito ha rincorso tutti gli estremismi di destra in Europa e nel mondo, quel mostro se lo è creato in casa, portandolo alla ribalta.

La Lega ha perso la sua anima perché ha trascurato le istanze del Nord parlando solo di Ponte sullo Stretto e Roma Capitale, mettendo in secondo piano l’Autonomia.

Oggi il partito non ha più un'identità e sta pagando questo conto.

Perché la gente dovrebbe votare Lega se là fuori c'è chi fa la destra meglio di lei? Al Nord si è scelto di tralasciare il territorio per inseguire chissà quali voti al Sud.

Risultati che non sono mai arrivati e mai arriveranno.

Quello che è successo a Venezia è il perfetto specchio del disastro: due consiglieri, al primissimo consiglio, sono già passati al gruppo misto perché si sentono usati dal partito.

Cosa che sta accadendo a tutti i livelli (e io ne so qualcosa).

(Adesso però nessuno va a farsi i selfie in piazza per celebrare la vittoria con il 4 virgola come pochi giorni fa, vero? Ovviamente no, perché questo casino lo hanno combinato loro e adesso è meglio nascondersi, come fanno sempre.)

Le colpe di questo affondamento hanno nomi e cognomi ben precisi.

A Roma, a Milano e a Venezia.

Non possiamo pensare di risolvere il problema lasciando le stesse persone al comando di una nave che sta sbattendo ovunque e sta affondando.

Caro Luca, l’unico modo per far sentire la voce del Veneto è avere coraggio.

Il coraggio di insieme agli altri governatori settentrionali. Serve una forza nuova che rimetta al centro una questione antica, costruita esclusivamente sulle istanze, sul lavoro e sui bisogni reali dei nostri territori.

Basta compromessi al ribasso. Serve la voglia di rappresentarci davvero.

Ma soprattutto, c’è bisogno di staccare questa spina.

Sono centinaia i militanti del Veneto a pensarlo: loro, a differenza mia, però non possono dirlo.

 

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