L’occasione persa della politica

Tra tutti i concetti che potevano essere citati proficuamente in tema di femminicidi, il negare l’esistenza del patriarcato e il solo accostare il nome di Giulia all’immigrazione illegale provocano sconforto

Alberto Bollis
Giulia Cecchettin, vittima di femminicidio
Giulia Cecchettin, vittima di femminicidio

Per un anno intero, dai giorni di quel terribile novembre in cui sua figlia Giulia è stata uccisa da chi pretendeva di amarla, Gino Cecchettin è stato capace di abbandonare la via dell’odio e della polemica e ha cercato di trovare nell’orrore lo spunto di qualcosa di costruttivo, dio sa con quale forza interiore.

Lui, padre straziato, e la sua famiglia sono stati capaci di reagire e hanno elaborato il progetto della Fondazione, con l’intento universale di spiegare, di far capire la necessità della maturazione di una società ancora legata a retaggi di un passato buio per la condizione femminile; hanno fatto il possibile per instradare la lotta contro la violenza di genere da qualunque recondito angolo della cultura maschile e maschilista provenga.

E sono riusciti a farlo con una ragionevolezza e una misura encomiabili, mantenendosi sempre distanti dai toni esacerbati che prosperano in alcuni media e sui social. La politica avrebbe potuto cogliere l’assist. Invece, anche stavolta si è dedicata alla contrapposizione a tutti i costi.
L’esempio di papà Gino darà alla lunga senz’altro i frutti sperati. Ma non subito, non oggi. Per il momento ci ritroviamo sfiduciati a commentare la presentazione ufficiale della Fondazione Giulia Cecchettin, avvenuta in un luogo istituzionale come la Camera, da cui ci si aspetterebbe giungessero parole sagge ed equilibrate.

E veniamo invece costretti a constatare l’inopportunità di alcuni passaggi spiazzanti nei discorsi di due ministri, attratti dall’irresistibile tentazione del deragliamento.

Tra tutti i concetti che potevano essere citati proficuamente in tema di femminicidi, il negare l’esistenza del patriarcato e il solo accostare il nome di Giulia all’immigrazione illegale e all’eccesso di pornografia provocano – più che rabbia – sconforto.
Non era quello il momento, non quello il luogo. Per la politica è l’ennesima occasione persa.

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