L’oro blu di Etra, nel 2008 altri rincari

Utenti inviperiti si autoriducono le bollette, ma le condutture sono vetuste
Giovanni Cloos, 83 anni, di Selvazzano, ha imparato a guardare bene le bollette di casa. E oggi, esasperato, si è trasformato in un “autoriduttore Etra”, la multiutility subentrata nella gestione del ciclo integrato dell’acqua e della raccolta rifiuti, alla storica Seta. Spulciando tra le voci della bolletta dell’acqua ha scoperto che gli veniva addebitata una quota di depurazione acque, quando lui non aveva nemmeno l’allacciamento alle fognature. Anzi, ha sempre provveduto direttamente alla pulizia della fossa biologica pagando ogni volta il servizio 385 euro, di cui ora chiede il rimborso a Etra, visto che la società gli addebita un costo per la depurazione pari a 41,09 euro. Nella fattura acqua del 13 aprile, di 142,51 euro, ha così deciso di pagare solo i 101,42 euro del puro consumo, informando con precisione Etra dei suoi conteggi.


Controllando ancora meglio le bollette degli ultimi anni, il signor Cloos si è accorto che la voce «quota fissa», era lievitata dai 4,86 euro del 28 ottobre 2005 ai 40 del giugno scorso. Peggio ancora gli è andata con la fattura relativa allo smaltimento rifiuti. Il 19 febbraio gli è stato chiesto di pagare 244,29 euro, il 15% in più. Poiché superficie dell’alloggio, numero di familiari e servizio ritiro rifiuti erano rimasti invariati, Cloos ha comunicato che lui avrebbe pagato solo un aumento pari a quello che l’Inps gli aveva riconosciuto sulla sua pensione, cioè l’1,648%. E si è autoridotto così la bolletta di 28,67 euro. Il caso di Giovanni Cloos non è isolato. Lo sanno bene le associazioni dei consumatori che con Etra hanno aperto un duro scontro, anche se la società presieduta da Stefano Svegliado è solo il braccio operativo delle decisioni adottate dall’azionista, Ato Brenta, l’organo che delinea le strategie, che fissa le tariffe, organo attorno al quale sono raccolti i sindaci dei 72 comuni utilizzatori dei servizi. Sindaci che ora, passata la tregua elettorale di primavera durante la quale hanno trovato l’accordo sulla cosiddetta «tariffa-ponte» lievitata dall’1 giugno 2007 da 0,963 euro al metro cubo a 1,1 euro, dovranno sfidare l’impopolarità e rialzare ulteriormente il prezzo dell’acqua. Di quanto? Tre sono le ipotesi che verranno sottoposte ad ottobre ai soci di Ato Brenta, in sede di approvazione del nuovo Piano d’ambito trentennale che partirà dal 2008. Nell’ipotesi di minima, sostengono i tecnici, il Piano che sarà approvato entro fine anno dovrebbe prevedere una tariffa media di almeno 1,35 euro al metro cubo di consumo, ossia un altro 23% in più rispetto a quanto si paga oggi.


Per rispettare i dettami della nuova legge che impone precisi standard di qualità, servono consistenti investimenti lungo i 5.179 chilometri di condotte che formano la rete idrica di Etra, una rete il cui tasso medio di perdita d’acqua, nel 2006 è stato pari al 32,9%, in linea con la media veneta del 32%. Le differenze però sono notevoli: si va dal 67,3% di perdite delle condotte sull’Altopiano di Asiago, al 43,2% dei comuni ex Brenta servizi dell’Alta Padovana al 25,7% di quelli padovani un tempo serviti da Seta. Nel 2006, a fronte di queste perdite, Etra ha sostituito solo 24,5 chilometri di tubi obsoleti. Di questo passo, se gli investimenti restano gli stessi, una condotta può essere sostituita ogni 211 anni! A Berlino, dove però l’acqua costa 5 euro al metro cubo, le condotte vengono cambiate ogni 20 anni con una perdita media del 3%. Ma se i sindaci quando sono attorno al tavolo dell’Ato Brenta sono pronti a sollecitare investimenti per i nuovi impianti, quando poi si ritrovano attorno a quello di Etra, bocciano gli aumenti tariffari proposti dal Cda, che per realizzare quegli stessi investimenti ha bisogno di risorse. I sindaci finiscono così con il ritrovarsi al centro di un conflitto di interessi, come dimostra il duro scontro avvenuto la primavera scorsa tra i comuni padovani gestiti un tempo da Seta alla quale i residenti pagavano 0,80 euro per metro cubo e quelli del Bassanese dove l’acqua costava invece solo 0,15 euro.


Ma Seta faceva pagare tariffe più alte perché investiva sulla propria rete, che infatti ora perde meno delle altre. Seta, tuttavia, aveva caricato sulle tariffe solo in parte le spese per gli investimenti attuati in quanto, in realtà, aveva beneficiato dei notevoli contributi previsti dalla Legge Speciale di Venezia introitati grazie all’ex Consorzio Tergola, successivamente incorporato, che serviva anche alcuni comuni affacciati sul bacino scolante lagunare. E sempre a partire dal 2008 con le nuove tariffe, Etra potrà iniziare a rimborsare i quasi 5 milioni di euro dei mutui contratti in passato per investimenti da quei comuni che avevano deciso di mettere mano al portafoglio per sistemare le proprie condotte, passate poi sotto la proprietà di Etra. La quale, per non portare i libri in Tribunale, è stata costretta lo scorso anno a decidere quella sgradevole manovra che ha portato all’introduzione della quota fissa con rialzi delle bollette dell’acqua, in alcuni casi, fino al 40%. Federconsumatori e Spi-Cgil hanno chiesto più volte inutilmente di modificare i criteri che stabiliscono quota fissa e fasce di consumo, ricorda Fulvio Dal Zio, segretario provinciale Spi-Cgil, il potente sindacato dei pensionati.


«Riteniamo che i parametri adottati da Etra con l’applicazione della quota fissa - afferma Anna Martellozzo, della segreteria Spi-Cgil - siano fortemente iniqui perché gravavano sulle famiglie monoreddito ed oltretutto, le tariffe ci risultano in assoluto le più alte del Veneto». Il passaggio da Seta ad Etra non è stato certo indolore come molti sindaci avevano promesso ai loro cittadini. Anche perché con la rimodulazione attuata, le fasce di consumo sono state ridotte da 5 a 3. «Con i criteri adottati, inoltre - spiega Mara Bedin, leader di Federconsumatori - non vengono penalizzati gli utenti più spreconi, ma tenendo conto dei 40 euro di quota fissa, pagano di più single e pensionati. Se l’acqua è sempre più un bene prezioso deve essere allora applicato un sistema che premi il risparmio. Non può passare la logica del gestore - aggiunge - secondo la quale più acqua si consuma maggiori sono i profitti!».


Etra giustifica l’introduzione della quota fissa per coprire i costi che derivano dagli allacciamenti improduttivi dell’Alta e del Bassanese, dove la gran parte degli utenti utilizza i pozzi artesiani. Possono usare l’acqua di Etra quando vogliono, ma normalmente utilizzano i pozzi sotto casa e quindi i contatori di Etra non girano. L’applicazione della quota indistinta per tutti è curiosa per questi comuni dove la Lega Nord detta legge. Perché di fatto introduce quell’odiato, per i seguaci del Carroccio, principio di sussidiarietà da parte dei padovani residenti nella cintura verso gli altri padovani dell’Alta e verso i vicentini che hanno investito meno, in passato e che consumano meno. A pagare, insomma, sono ora i più virtuosi.

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