L’uomo che sussurra ai cetacei. «Li studio per proteggerci: sono sentinelle per la salute, in Veneto e ovunque»

Sandro Mazzariol è uno dei massimi esperti mondiali di balene, delfini e tartarughe. «Un workshop a Venezia per parlare di spiaggiamenti e mutamenti climatici»
Il professor Mazzariol mentre spiega ai suoi allievi come intervenire per studiare un cetaceo spiaggiato
Il professor Mazzariol mentre spiega ai suoi allievi come intervenire per studiare un cetaceo spiaggiato
VENEZIA. Balene, delfini, ma anche tartarughe. Il professor Sandro Mazzariol, nato e residente a Mira, è uno dei massimi esperti mondiali di cetacei e spiaggiamenti. Negli ultimi giorni è salito agli onori della cronaca dopo l’intervento a Napoli per la balena morta a Sorrento.
 
Professore all’università di Padova, è responsabile dell’unità di intervento del “Cetaceans Strandings Emergency Response Team” che in Italia e all’estero si occupa della gestione di spiaggiamenti di cetacei di grosse dimensioni. La sua équipe è stata la prima a intervenire a Napoli. 
 
Che tipo d'intervento è stato?
«Eravamo già pronti con zaini e camion per partire, ma siamo arrivati a Napoli solo giovedì. La cosa è normale, perché possiamo operare solo quando tutto è a posto perché non puoi aprire un animale ovunque, soprattutto di quelle dimensioni. Una balena di 19,80 metri e 55 tonnellate di peso. Così abbiamo aspettato che da Sorrento fosse portata a Napoli e li abbiamo iniziato".
 
L’intervento di qualche giorno fa sulla balena spiaggiata a Sorrento, uno degli esemplari di maggiori dimensioni (19,80 metri per 55 tonnellate) che siano mai stati studiati
L’intervento di qualche giorno fa sulla balena spiaggiata a Sorrento, uno degli esemplari di maggiori dimensioni (19,80 metri per 55 tonnellate) che siano mai stati studiati
 
"Abbiamo separato osso per osso durante l’autopsia per poi riconsegnare la carcassa per la ricostruzione, perché poi possa essere esposta in un museo. Facciamo questo servizio ormai da qualche anno, capitalizziamo la ricostruzione in modo tale da pagarci la ricerca. Abbiamo iniziato alle 10 di mattina per poi concludere i lavori alle 20. I tessuti li conserviamo per consegnarli allo studio della comunità scientifica, mettendoli a disposizione pubblicamente».
 
A cosa sono dovuti questi spiaggiamenti? 
«Il numero di questi fenomeni è abbastanza costante. Sicuramente dal 2013 in poi si è rilevato un leggero aumento ma per vari motivi. Primo c’è una maggiore attenzione, secondo un maggiore controllo del territorio e terzo la diffusione del virus del morbillo che noi per primi a Padova abbiamo scoperto».
 
Analisi in tutto il pianeta, cosa ci può dire del lavoro che svolgete nell’Alto Adriatico? 
«Il nostro lavoro lungo la costa interessa anche le spiagge veneziane, quando ci sono casi di spiaggiamento sia di delfini che di tartarughe. Abbiamo seguito una serie di progetti che sono legati a queste specie ormai dal 2012, con un servizio di asporto carcasse anche in accordo con il Comune di Venezia che ci ha commissionato uno studio sull’impatto di questi animali marini sulla pesca". "Sempre nel comparto pesca, in collaborazione con la Regione Veneto e con i pescatori di Chioggia e di tutta la c
 
Il professor Mazzariol con una piccola foca trovata spiaggiata
Il professor Mazzariol con una piccola foca trovata spiaggiata
 
osta orientale, abbiamo definito quella che è l’area Sic, un’area di protezione dei delfini e della tartaruga Caretta – Caretta. Ma l’interesse per Venezia non termina qui. Io, come coordinatore dell’International Whaling Commission, e alcuni esperti di queste problematiche, stiamo organizzando il prossimo workshop di questo organismo nella città lagunare in modo di ritrovarci prima possibile di persona per affrontare questi importanti argomenti».
 
Mortalità, migrazioni, nascite. Vengono influenzati dai mutamenti climatici? 
«Il Mar Mediterraneo è un mare che cambia ed è cambiato sempre in termini molto rapidi. Già è cambiata la presenza e la distribuzione delle specie. Il mar Adriatico, per esempio, che è uno dei mari più importanti per la tartaruga Caretta – Caretta perché viene qui per crescere e raggiungere la taglia della maturità sessuale, sta diventando invece luogo anche di nidificazione, che prima era nel Mediterraneo, con nidi che sono sempre più a Nord sino ad Ancona. Avremo tassi di mortalità più elevati per la mancanza di ossigeno legato all’aumento della temperatura che favorisce la proliferazione di alghe che rilasciano sostanze tossiche. Che incidono sulla mortalità più della plastica che è tanto presente, questo sì, ma solo il 3,7% della specie che si spiaggiano ha plastica nello stomaco e nessuno di queste muore per plastica".
 
 
Altre cause?
"Concause anche la tanta acqua che scende improvvisamente senza capacità di assorbimento e in cui trovi tanti batteri provenienti dalle aziende zootecniche. Come la salmonella o la toxoplasmosi. Malattie tipiche degli animali terrestri che adesso scopri nel mare. Non tanto nel periodo invernale, quando gli animali marini stanno al largo, ma soprattutto nei mesi caldi. Senza dimenticare il rumore sottomarino. Il continuo transitare delle navi che aumenta lo stress che porta all’immuno depressione. Stiamo chiudendo un progetto europeo per proporre questi animali come animali sentinella della salute dell’uomo. Noi mangiamo quello che loro mangiano, vivono nel mare e nelle cose che noi vi buttiamo, e che di fatto ci ritorna. Un progetto con 19 partners di 11 Paesi diversi per poter ridurre questo inquinamento in tempi ragionevoli». —
 
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