M5S vuole una legge che li metta al bando

PADOVA. Aveva chiesto un motorino. Ormai fiaccato dalla malattia, pochi giorni prima di morire di tumore a 57 anni, Sergio Gobbi, di Merlara, aveva espresso il desiderio di andare a Cologna e negli...
BARSOTTI - CANDIDATI MOVIMENTO 5 STELLE. SILVIA BENEDETTI
BARSOTTI - CANDIDATI MOVIMENTO 5 STELLE. SILVIA BENEDETTI

PADOVA. Aveva chiesto un motorino. Ormai fiaccato dalla malattia, pochi giorni prima di morire di tumore a 57 anni, Sergio Gobbi, di Merlara, aveva espresso il desiderio di andare a Cologna e negli altri paesi colpiti dall’inquinamento del fiume Fratta Gorzone «per fare informazione sui Pfas. Vicino a casa mia si sono ammalate sette persone. Qui ci stanno facendo morire tutti». Lo ha ricordato ieri mattina, nella sala verde del Pedrocchi, Elisabetta Gobbi la figlia di Sergio, deceduto il 13 maggio 2015. Gobbi è il protagonista di «Bandiza: storie venete di confine», un docufilm che in Veneto è già stato visto da p settemila persone. «Non trovo giusto», scandisce Gobbi nella sua struggente intervista-testamento «che ci sia qualcuno che si è permesso di prevalere sulla vita degli altri».

Silvia Benedetti (nella foto) biologo e deputato M5S, ha illustrato la proposta di legge che ha depositato il 12 aprile: “Disposizioni concernenti il limite del contenuto di sostanze perfluoroalchiliche nelle acque e la diminuzione dell’immissione delle stesse nell’ambiente”. «In un contesto di emergenza», spiega l’onorevole Benedetti «il mio progetto di legge fissa i limiti massimi della concentrazione di Pfas, nelle acque potabili, prossimi allo zero, attribuendo alle autorità locali competenti, qualora i limiti risultino violati e dunque le acque risultino “compromesse” (in base alla legge 22 maggio 2015 n. 68 in materia di delitti contro l’ambiente), la facoltà d’intervenire attraverso un sistema di restrizione o di divieto delle sostanze chimiche Pfas». Per Benedetti siamo «di fronte a un disastro ambientale e quindi esistono tutte le condizioni perché il governo emani un decreto legge: se vuole copiare il mio testo, faccia pure. Anzi, ne sarei ben lieta». «Dodici sostanze perfluoroalchiliche», ha ribadito Marina Lecis, consulente in diritto ambientale «sono entrate nella catena alimentare. Sono state riscontrate nelle uova e nel pesce, interessando un territorio di 180 chilometri quadrati». Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, ha sottolineato che, «oltre a colpire chi ha inquinato, occorre avviare urgentemente il disinquinamento»

«Siamo stati informati della presenza dei Pfas tre anni fa», ha spiegato Roberto Castiglion, sindaco M5S di Sarego «e solo adesso la Regione ha completato 500 prelievi. Sicché mi sono preso la responsabilità, dalla sera alla mattina, di chiudere tre quarti dei pozzi dai quali i nostri concittadini prelevano da sempre l’acqua. Mi sono spesso sentito dare dell’allarmista. I filtri ci costano 100 mila euro l’anno: come singoli Comuni non riusciamo più a gestire un problema di questa entità». Sonia Perenzoni, consigliere di Montecchio Maggiore, ha rivelato che «le ultime analisi Arpav, relative al 23 marzo, sono ancora assai preoccupanti»; «Ma», ha aggiunto «non focalizziamoci solo sui Pfas, qui in Veneto c’è ogni tipo di veleno». Patrizia Bartelle, consigliera regionale, osserva che «ora si sta affrontando la questione. Ma io avrei voluto che il mio presidente e il mio assessore alla Sanità si attivassero già nel 2013».

Claudio Baccarin

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