Maroni resta, la Lega riparte da Venezia

A settembre assemblea federale per rifondare il partito. Il segretario insieme a Tosi avvisa il Senatùr: «Pazienza finita»
Roberto Maroni e Flavio Tosi durante il convegno sulla sicurezza urbana al Palazzo della Ragione, Verona, 28 aprile 2011. ANSA / CARLO PERAZZOLO - BOLZONI
Roberto Maroni e Flavio Tosi durante il convegno sulla sicurezza urbana al Palazzo della Ragione, Verona, 28 aprile 2011. ANSA / CARLO PERAZZOLO - BOLZONI

MILANO. La Lega nella polvere dopo la clamorosa sconfitta di Treviso riparte da Venezia. Non dal raduno padano: la processione dal Po all’Adriatico resta un ricordo del Pantheon bossiano. Caduto il capo, travolto dallo scandalo Belsito, le truppe si sono dissolte in ordine sparso e le tessere languono, con un crollo del 50% in Veneto. Bossi annuncia un nuovo partito, ma ieri ha disertato il summit e per rialzare la testa Roberto Maroni ha deciso di convocare l’assemblea federale della Lega Nord il 21 e il 22 settembre a Venezia, dove si tenne la penultima assemblea (l’ultima è stata nel 2003). L’obiettivo è «discutere azioni concrete da prendere» per realizzare il progetto della macro-regione del Nord, ha spiegato Maroni, al termine dell’assemblea degli eletti a Milano.

«La Lega deve tornare a essere un movimento, tornare a riempire le piazze, siamo gli unici che possiamo farlo, e recuperare il voto di Grillo che è in crisi». Il Carroccio, ha affermato il segretario, «ha un grande progetto e un’infinità di proposte». Ma, ha aggiunto, bisogna arricchire questo progetto, renderlo «più attrattivo per i delusi e per chi non capisce di cosa si tratti».

Al suo fianco i due vice-leader: il lombardo Matteo Salvini e Flavio Tosi, il sindaco-segretario che ieri ha stigmatizzato l’assenza di Bossi: chi non è d’accordo se ne può andare dalla Lega, ha detto Tosi.

Un’assemblea che ha rinnovato la fiducia a Maroni: «Continuerò finchè serve a fare il segretario federale, diventando più cattivo, questo mi hanno chiesto, per garantire unità al movimento», ha detto il governatore della Lombardia. «Mi è stato dato mandato di decidere e farò il segretario federale con pieni poteri per fare quello che serve per il bene della Lega, sapendo che non saranno più tollerate azioni in contrasto con il movimento e con lo statuto perché questo ci danneggia».

Al suo fianco non solo Tosi e Salvini, ma anche il governatore del Piemonte Roberto Cota: «Abbiamo un segretario federale, Roberto Maroni, che è la persona giusta. Ha vinto il congresso un anno fa ed ha vinto le elezioni regionali in Lombardia. Remiamo a tutta forza e tutti nella stessa direzione. A me interessa come la Lega possa guardare al futuro. Abbiamo un progetto politico, la Macroregione del Nord. Un progetto giusto, attuale e vincente perchè la questione settentrionale è tutta da risolvere e noi abbiamo il dovere di risolverla».

Decisivo l’intervento di Roberto Calderoli, responsabile organizzativo, storico «pontiere» tra Bossi e Maroni, che in assemblea ha letto una lettera inviata a entrambi. Nella missiva, l’ex ministro della Semplificazione dice ai due amici che così «non si può andare avanti» e avverte il senatùr che la pazienza è finita. Quanto a Maroni, l’assise ha sostanzialmente confermato la fiducia e il sostegno al segretario che ha deciso di congelare il congresso per la successione, annunciato per la prossima primavera (il suo mandato scade nell’estate del 2015). «Anche se mi costa per la sovrapposizione con l’incarico di governatore, accetto di rimanere segretario» ed ha accolto la richiesta della platea. (al.sal.)

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