Meno soldi per tutti arriva il taglio ai costi dei consiglieri veneti

Riduzioni per gli stipendi (in media di 1300 euro) e i gruppi Salvo sorprese la sforbiciata entrerà in vigore a gennaio

VENEZIA. Il Consiglio del Veneto prova a replicare con i fatti all’onda lunga dell’antipolitica e dà una sforbiciata ai costi del Palazzo, riducendo gli stipendi dei sessanta consiglieri nonché le spese dei nove gruppi.

Il progetto di legge approvato dall’ufficio di presidenza riduce l’indennità di carica mensile (dagli attuali 7.707 a 6.600 euro) e rimodula quella di funzione, stabilendo un tetto massimo di 2700 euro e minimo di 2100. A conti fatti - e limitandoci agli estremi del ventaglio politico - i presidenti di Giunta e Consiglio riceveranno un’indennità complessiva di 9.300 euro lordi a fronte dei 10.679.58 percepiti sinora, mentre i consiglieri senza alcun incarico ne intascheranno 6.600. Il taglio medio, insomma, si aggirerà sui 1300 euro.

Cambia anche il sistema dei rimborsi spese, esentasse, che sino ad oggi si articolava in una diaria mensile di 2250 euro più spese chilometriche e forfait per l’attività politica extra-istituzionale: le nuove norme prevedono un rimborso spese (sempre esentasse) di 4500 euro uguale per tutti, indipendentemente dalla distanza chilometrica da Venezia; somma che potrà essere ridotta nel caso di assenza alle sedute o di mancata partecipazioni alle votazioni. Nessuna novità, invece, per i vitalizi (già aboliti un anno con decorrenza nella prossima legislatura...) né per il Tfr: l’importo massimo degli assegni di fine mandato è già stato fissato in una mensilità annua per non più di dieci anni di legislatura.

Per quanto riguarda la spesa per il funzionamento dei gruppi consiliari, si prevede una contrazione del contributo che sarà proporzionale all’entità (5 mila euro per ognuno dei 60 consiglieri) e degli abitanti della regione (5 centesimi per abitante) e scenderà così dai 1.232.764 euro di quest’anno ai 550 mila euro per il 2013. Il Consiglio però continuerà a farsi carico delle loro spese strutturali (sede, utenze, strumentazione e telefoni, il cui importo nel 2012 è quantificabile in 400 mila euro), e di quelle per il personale, secondo il parametro concordato in sede di Conferenza Stato-Regioni che per il Veneto corrisponde a circa 3 milioni, una cifra equivalente alla spesa attuale.

Da notare che il nuovo testo sui costi della politica (in abbinata con le disposizioni proposte dalla legge di autonomia depositata ieri, che riorganizza struttura e organico del Consiglio) elimina il finanziamento sostitutivo ai gruppi: se approvate, questi ultimi non potranno più, dal prossimo anno, monetizzare in denaro contante le eventuali riduzioni dell’organico assegnato.

Il progetto legislativo - sostenuto dai capigruppo di Pdl, Lega, Pd, Idv, Udc e Lista Bortolussi - ha come primo firmatario il presidente dell’assemblea di Palazzo Ferro-Fini, Clodovaldo Ruffato: «Il Veneto», rivendica «è la prima regione in Italia a recepire le indicazioni di contenimento della spesa per i propri consiglieri dando così immediata applicazione alla riduzione di stipendi, benefits e spese di funzionamento, secondo il modello di “virtuosità” concordato tra le assemblee legislative e approvato dalla Conferenza Stato-Regioni». Tant’è: depositato in mattinata, il progetto veneto passa ora con urgenza all’esame della commissione Affari istituzionali, così da poter arrivare al voto in aula entro il 23 dicembre e (salvo sorprese) entrare in vigore il 1° gennaio prossimo.

Filippo Tosatto

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova