Moretti, bufera sugli amici indiani

PADOVA. Galeotto fu quel viaggio in India, inizialmente “confuso” con una malattia e poi, dopo la pubblica accusa passata per i social network, divenuto motivo sufficiente per far precipitare Alessandra Moretti dalla carica di capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Regionale. Ora, a distanza di una manciata di settimane da quelle assenze della consigliera a palazzo Ferro Fini, è un articolo del Fatto Quotidiano a puntare di nuovo i riflettori sull’ex europarlamentare vicentina, ancora una volta seguendo il filo di quell’indigesto soggiorno a Jaipur. Sembra che lo scorso luglio un ex dipendente delle società degli imprenditori indiani Sharma, gioiellieri e commercianti di preziosi radicati a Vicenza, abbia sporto denuncia contro il gruppo, accompagnandola a un esposto all'Ispettorato del lavoro per “riduzione in schiavitù”. Raul Sahni, il 24enne che ha deciso di protestare, racconta di una condizione ai limiti della servitù, che lo vedeva costretto a dormire nella sede della ditta, impossibilitato ad allontanarsi senza scorta. Il problema è che quel fatidico viaggio in India di Moretti era iniziato proprio per partecipare al matrimonio di uno dei giovani rampolli della famiglia Sharma, che la stessa consigliera regionale aveva descritto come una persona che le era “molto cara”. Eppure, nei giorni scorsi, interrogata dai giornalisti, l'ormai ex capogruppo Dem aveva già aggiustato il tiro, prendendo le distanze: “Era solo il figlio di una persona che conosce mio padre”, si sarebbe schermita Alessandra Moretti, tagliando corto. La querela e l’esposto contro il gruppo Sharma difficilmente potrà avere ulteriori, reali ripercussioni per l'esponente del Pd, ma intanto la notizia ha fatto il giro dei quotidiani.
Giacomo Costa
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