Padova, municipio vietato ai giornalisti

Iniziativa senza precedenti del sindaco leghista, ai media sarà concesso un “lasciapassare” solo previa appuntamento
BELLUCO-FOTOPIRAN-CITTADELLA PIEROBON NUOVO SINDACO .pierobon con pan e bitonci
BELLUCO-FOTOPIRAN-CITTADELLA PIEROBON NUOVO SINDACO .pierobon con pan e bitonci

PADOVA. Ha iniziato mettendo il silenziatore ai dirigenti e ai dipendenti comunali con una circolare ufficiale in cui vietava loro di parlare con i giornalisti. Ha proseguito relegando i cronisti in un angolino durante le sedute del consiglio comunale, con tanto di cordone invalicabile a dividerli da consiglieri, assessori e da lui stesso. Ultimamente ha iniziato a parlare solo con i reporter delle televisioni, vietando alla carta stampata l’accesso ai suoi uffici durante le convocazioni della stampa. E ieri ha chiuso a doppia mandata i cancelli di Palazzo Moroni, vietando l’ingresso a giornalisti, fotoreporter e operatori televisivi attraverso un disciplinare ad hoc firmato dal segretario generale Lorenzo Traina, ma dettato direttamente dal sindaco.

«Al fine di assicurare il regolare e ordinato accesso ai giornalisti, fotoreporter e operatori televisivi presso la sede municipale di Palazzo Moroni, sentita l’amministrazione comunale e i rispettivi uffici preposti (Gabinetto del Sindaco), si dispongono le allegate modalità per l’accesso, raccomandando responsabile e giudiziosa osservanza» si legge nella nota inviata ieri a tutte le redazioni. In sostanza, il lasciapassare ai cronisti sarà concesso solo in caso di convocazioni o appuntamenti prefissati e protocollati con sindaco e assessori. Solo notizie ufficiali, niente “spifferi” e niente verità scomode dai corridoi del municipio.

Reazioni dure rispetto alla decisione del sindaco Bitonci sono arrivate da più fronti: «Lo stile è quello del presidente turco Erdogan» il commento del consigliere comunale di Rifare Padova, Antonio Foresta «e credo che la casa di vetro di Bitonci si sia ormai frantumata. Se a Palazzo si aggirano spiriti e demoni, non ci rimane che far tornare a Padova l’esorcista don Sante Babolin». Il consigliere dem Massimo Bettin ha invece subito inviato una lettera al sindaco, chiedendo che da oggi gli spazi comunali a disposizione della minoranza e dei cittadini siano utilizzabili per la convocazione di una conferenza stampa permanente, indetta ogni giorno dalle 9 alle 21: «Prove tecniche di regime» ha poi dichiarato. «Palazzo Moroni non è la cassaforte dei panni sporchi di Bitonci» ha detto invece il capogruppo M5S in consiglio regionale, Jacopo Berti «ma è la casa dei padovani, da molto prima che l’ex sindaco di Cittadella la occupasse. È un palazzo di cristallo e tale deve rimanere. Bitonci per Padova è come l’Isis, pensa di governare con il terrore una città che, ormai è chiaro a tutti, gli sta sfuggendo di mano». «Faremo un esposto per far fermare questa agghiacciante iniziativa. Prima il bavaglio alle istituzioni poi anche all’informazione» ha aggiunto la pentastellata, Francesca Betto. «Paura e delirio a Padova» ha detto tra l’amaro e l’ironico Giuliano Altavilla (M5S) «il sindaco si sente accerchiato. Fino a che punto dobbiamo arrivare prima che i moderati dicano di averne abbastanza di Re Sole Bitonci?».

Moderati con cui Bitonci è in rotta, e che ieri hanno provato a nascondere l’imbarazzo davanti a questa decisione preferendo non commentarla. Scelta che il sindaco pare non abbia condiviso neanche col suo staff, assessori e consiglieri di maggioranza, generando malumori perfino tra i più fedeli di loro.

Luca Preziusi

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