Il ritorno di Nour da Gaza: riabbraccia la sua famiglia dopo 782 giorni di separazione

Il trentaquattrenne palestinese ha ottenuto un volo umanitario e dopo due anni ha potuto riunire tutta la sua famiglia: una delle sue bambine è in cura per le gravissime ustioni riportate durante un bombardamento

Alice Ferretti

Quando ha abbracciato per l’ultima volta Sandi, la più piccola delle sue figlie, aveva appena otto mesi. Adesso ha tre anni. Lana ne aveva quattro, oggi ne ha sei. E Zaina, che allora ne aveva quasi tre, oggi ne ha cinque.

Nour Abuzuhri le ha viste crescere attraverso lo schermo di un telefono, tra videochiamate troppo spesso interrotte da connessioni che saltavano e lunghi momenti senza notizie. Fino a martedì sera, quando alle 22.30, all’aeroporto di Venezia, ha potuto finalmente stringerle di nuovo tra le braccia. «Non mi sembra vero, sono troppo felice». Poi le lacrime e l’abbraccio con la moglie Shaymaa, dopo 782 giorni di separazione.

Nour arriva da Gaza e riabbraccia le figlie dopo due anni: «Le ho viste crescere sullo schermo»

La storia

Nour ha 34 anni, Shaymaa 29. Il 5 settembre 2024 lei e le tre bambine sono arrivate a Padova da Gaza per permettere a Zaina di ricevere le cure necessarie dopo le gravi ustioni riportate durante un bombardamento. Nour era rimasto nella Striscia, fino alla partenza di lunedì mattina, quando si è aperta la possibilità di raggiungere la sua famiglia in Italia. Un viaggio lungo, attraverso Gaza, il confine con Israele e la Giordania, prima dell’aereo per Roma e poi quello per Venezia.

Ad aspettarlo, la moglie e le bambine che per oltre due anni aveva potuto vedere soltanto a distanza. Insieme a lui in questo viaggio della speranza c’erano altre 240 persone, la maggior parte studenti universitari che sono usciti da Gaza per delle borse di studio all’estero.

La storia delle ferite di Zaina è una delle immagini più dolorose che Shaymaa porta con sé. Nelle vicinanze c’era stato un enorme attacco aereo. Terrorizzata, la bambina si era aggrappata alla madre, che in quel momento teneva in mano una pentola di zuppa bollente. La pentola si era rovesciata addosso alla piccola, provocandole ustioni gravissime.

Il 5 settembre 2024 madre e figlie sono riuscite ad arrivare a Padova, dove Zaina ha potuto cominciare il percorso di cura. Per lei però non è ancora finita, dovrà affrontare altri interventi per le ustioni.

Tenere vivo il legame

Mentre la bambina veniva curata, il padre è rimasto a Gaza. Per lui negli ultimi tempi la casa era diventata una tenda a Khan Yunis, in una zona dove le tende si susseguono una accanto all’altra. «C’erano sempre bombe vicino a me. Non so come abbia fatto a sopravvivere, è stato un dono di Dio», racconta. Prima della guerra lavorava come cuoco in un ristorante. Poi la vita è cambiata.

In questi due anni, Shaymaa ha cercato di tenere vivo il legame tra le figlie e il padre. Le chiamate e le videochiamate erano l’unico modo per esserci, per seguire da lontano la crescita delle piccole. Ma non sempre era possibile. «Le bambine volevano vedere il papà ogni giorno, mi chiedevano sempre di lui», racconta Shaymaa, con la voce rotta dall’emozione.

La famiglia riunita a Padova
La famiglia riunita a Padova

Quando internet smetteva di funzionare, la paura prendeva il sopravvento: «Non riuscivamo a sentirlo. Temevo il peggio, avevo paura che gli fosse successo qualcosa». Per questo, quando ha saputo che Nour avrebbe potuto lasciare Gaza, Shaymaa ha faticato a credere che fosse davvero arrivato il momento. «Mi sono detta finché non lo vedo, non ci credo». Poi, martedì sera, l’attesa è finita. All’aeroporto di Venezia i due si sono stretti in un abbraccio e sono scoppiati a piangere.

L’accoglienza

Il ricongiungimento è stato possibile soprattutto grazie a chi, a Padova, ha accompagnato la famiglia. Shaymaa e le bambine erano state accolte inizialmente dalla cooperativa Orizzonti, per poi passare, da maggio, all’associazione Padova Abbraccia i Bambini Odv, associazione che si occupa di famiglie e minori in situazioni di difficoltà e che segue già 7 famiglie palestinesi, 32 persone in tutto di cui 23 minori. Con l’aiuto dei volontari, in particolare di Alfredo Drago, è stata trovata una casa per loro grazie alla disponibilità della parrocchia di Montegrotto, del parroco don Raffaele Gobbi, e del sindaco Riccardo Mortandello con la sua vice Elisabetta Roetta.

Rebecca Fedetto, presidente dell’associazione, è rimasta in contatto con Nour durante tutte le tappe del viaggio, seguendolo fino all’arrivo in Italia.«Ringrazio tutti quelli che si sono presi cura delle mie bambine e di mia moglie. E ringrazio Rebecca, una persona speciale, che mi ha dato speranza e mi ha aiutato a ritrovare la mia famiglia», dice Nour.

Per chi volesse aiutare queste famiglie e aderire alla causa, sostenuta anche dalla campagna del Mattino di Padova, l’iban di Padova Abbraccia I Bambini è IT09S0103012190000004226104.

 

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