Palù: «Il Covid-19 non si estinguerà, dovremo conviverci»
Rassicurazioni dal virologo e dal governatore Zaia. Il professore: «Restare in guardia senza allarmismi»

MARIAN-AGENZIA BIANCHI-PADOVA - ULTIMA LEZIONE PALU' AL BO
VENEZIA. «Penso che, come i quattro Coronavirus che già conosciamo, anche il Covid-19 rimarrà con noi, pur se in maniera meno virulenta. È un virus che non si estingue, perché non si ammazza. Ed è diventato endemico. Rimarrà con noi e, non essendo letale, probabilmente si adatterà, come tutti i virus pandemici, convivendo con l’ospite. Parliamo di bioparassiti: il Covid vive solo se c’è l’uomo e quindi non ha alcun interesse a ucciderlo».
Dovrebbe, eppure non riesce a rassicurare del tutto la previsione di Giorgio Palù, docente emerito di Virologia all’Università di Padova e consigliere del governatore veneto Zaia. «Pensi alla pandemia di Hong Kong del '68. Uccise 5-6 milioni di persone. Eppure quel virus circola ancora, non è stato trovato vaccino. Così come gli altri tre Coronavirus che si presentano, puntuali, ogni autunno. Certo, confidiamo nel vaccino e nei farmaci».
Ieri è stata una nuova giornata con il dato dei decessi rimasto inalterato. Netto, invece, il caso degli isolamenti: meno 104 in 24 ore. «In tutto il Veneto c’è un ricovero in più in area non critica e due in meno in terapia intensiva. Non è la condizione di marzo, aprile e maggio» continua Palù. «I casi che rileviamo sono quasi tutti asintomatici e infatti l’età media è bassissima, intorno ai 30 anni. C’è una recrudescenza della malattia, ma non parliamo di ondate. Il picco è stato raggiunto due mesi fa e ora la curva è ancora discendente. Ma ora il virus ha una morbosità minima e una letalità irrilevante».
Non può che essere della stessa idea il governatore Zaia, intervenuto ieri al Meeting di Rimini: «Non si può dare l’idea del Veneto come un lazzaretto, il 93% dei positivi è asintomatico».
I dati sono ben diversi da quelli dei mesi scorsi e questo è chiaro. Ma è diversa anche la platea dei contagiati, così come sono diverse le loro condizioni di salute. «Perché se fino a 20 giorni fa i nuovi contagi risultavano da casi di importazione - immigrati e badanti dalla Bosnia, dalla Serbia, dal Bangladesh, dal Messico -, ora il virus arriva perché i nostri ragazzi ce lo portano dalle vacanze» rileva ancora Palù. «Il Covid sta circolando, ma quasi solo di sera, al chiuso, nei luoghi di assembramento e con l’utilizzo dell’aria condizionata. Stiamo vivendo una forma di virus endemico. Il Covid è con noi e dobbiamo imparare a conviverci».
Che sembra un’ammissione del timore di una nuova ondata dopo l’estate. Un timore in parte motivato anche dai numeri, in aumento esponenziale: 127 i nuovi casi registrati ieri, con un totale di 2.049 positivi. «Oltre un terzo dei nuovi contagi (49, ndr) si conta nel Trevigiano, dove però ci sono delle aziende con contaminazioni interne» prosegue Palù, smentendo in realtà il timore di ritorno prepotente del Covid in autunno. «Il virus di oggi è molto meno virulento rispetto a quello della primavera, pur non avendo motivi di dire che sia cambiato. In inverno, con temperature più fredde e immunità minori, i droplet che ora emettiamo tossendo, starnutendo e parlando a voce alta, che ora misurano in almeno 4 micron, si ridurranno a particelle inferiori a un micron. È facile che si diffonderanno a minore distanza. Dobbiamo tenerlo presente e rimanere in guardia, ma senza allarmismi».
Un ruolo centrale, sostiene Zaia, è costituito dai tamponi: «Ne abbiamo fatti 1,4 milioni, siamo i leader a livello mondiale. Se fai i tamponi, i positivi li trovi. Siamo pronti a schierare l'artiglieria pesante, in caso di bisogno». «Ma i tamponi sono diagnosi, non terapia. Vanno fatti in maniera selezionata - non ai soli sintomatici -, non a tutta la popolazione. Per prevenire e bloccare» aggiunge Palù. —
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