Pedemontana e Irpef I manager non si fidano di Zaia: ricorso al Tar
Per Cida (10 mila soci in Veneto) la promessa di revocare l’addizionale è insufficiente: «Attendiamo l’atto concreto»

VENEZIA. Fidarsi è bene ma, nel dubbio, meglio ricorrere ai giudici. È il principio «precauzionale» che ha indotto Cida - il “cartello” delle associazioni di manager e dirigenti che in Veneto conta 10 mila aderenti privati e pubblici - a ricorrere al Tar contro l’introduzione dell’addizionale Irpef per finanziare la superstrada Pedemontana approvata dal Consiglio regionale su proposta del governatore Luca Zaia che in seguito ne ha annunciato la cancellazione, optando per un mutuo con Cassa depositi e prestiti capace di garantire ugualmente 300 milioni di contributo straordinario al costruttore Sis-Dogliani, scongiurando la paralisi dei cantieri. «Non dubitiamo della parola di Zaia ma si tratta di una promessa che dovrà essere tradotta in fatti concreti dall’assemblea regionale sovrana», le parole dell’avvocato Primo Michielan, che il 6 giugno ha depoistato l’impugnazione al tribunale amministrativo di Venezia «per ora la tassazione, prevista dal primo gennaio 2018, è in vigore e noi ne contestiamo diversi profili di criticità: dalla violazione dei principi fondamentali eguaglianza tra persone fisiche e giuridiche alla progressività dell’imposta, al mancato accollo in capo alla concessionaria del rischio d’impresa», dove l’allusione corre alla decisione di Palazzo Balbi di subentrare a Sis nella riscossione dei pedaggi, sgravando così il concessionario dalle incognite sull’andamento del traffico.
Vabbé, al di là dei paroloni, in ballo c’è il portafoglio dei contribuenti già tartassati: «Quest’opera, concepita secondo un project financing che assegnava al privato gli oneri finanziari, sconta evidenti negligenze gestionali da parte dell’amministrazione regionale che rischiano di tradursi in un inaccettabile prelievo fiscale a danno di tutti i veneti con reddito superiore ai 2300 euro lordi mensili», puntualizza Loredana Palumbo, il segretario di Cida «parliamo di un esborso potenziale di 220 mila concentrato su una fascia ristretta, della quale i manager e le figure ad alta professionalità che rappresentantiamo costituiscono il 20%. Al di là della revoca promessa dal governatore Zaia, il nostro ricorso suona come monito alla politica: non tenti più di scaricarei suoi errori sulle tasche dei citatdini».
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