«Pedemontana, no agli sprechi il ministro Toninelli ha il piano B»

PADOVA
Pedemontana veneta: il M5S sta elaborando il piano B per ridurre l’impatto dell’autostrada da Montecchio a Spresiano. Finita la fase di ascolto dei comitati e dei sindaci del Trevigiano e del Vicentino, il capogruppo in consiglio regionale Jacopo Berti consegnerà il dossier al ministro Danilo Toninelli, che ha già aperto l’istruttoria sull’autostrada che dovrebbe essere consegnata nel 2020, ma è in grave ritardo a causa del blocco totale della galleria di Malo, mesa sotto sequestro dalla magistratura di Vicenza per la morte di un operaio. L’obiettivo è ridurre l’impatto sul territorio e «rivedere il piano finanziario con Sis per evitare che il Veneto in 39 anni versi 12 miliardi ai privati».
Berti non ama polemizzare, né dileggiare gli avversari e usa l’arma dell’ironia: «Non voglio deludere il governatore Zaia che ha incontrato il ministro Toninelli qualche giorno fa, ma dalle notizie che rimbalzano da Roma mi pare che si debba superare la narrazione da marcia trionfale. Mi risulta che il ministro Toninelli sia molto perplesso perché sul suo tavolo ci sono i nostri dossier, con una fotografia assai diversa della realtà rispetto a quella di Zaia. Se facciamo il bilancio, emerge che dal 2009 al 2018 sono stati realizzati solo 7 chilometri che apriranno al traffico tra Breganze e la Valdastico a fine ottobre. Nel frattempo siamo passati da 800 milioni a 2, 3 miliardi e alla fine saranno forse 3 con gli oneri. Agli inizi lo Stato doveva mettere solo 200 milioni, gli altri erano a carico del privato con il project, oggi il settore pubblico ha già stanziato 900 milioni».
Non tornano i calcoli sul volume di traffico: per la Sis erano 33 mila veicoli al giorno, per la Cassa depositi e prestiti e la Bei appena 15 mila poi tutto si è risolto grazie a uno studio che fissa a 27 mila i passaggi: l’ha realizzato la società dove lavora la figlia di Fasiol, alto dirigente della Regione. Passi per il conflitto di interessi, ma il punto è che sulla base di questi numeri, Zaia consente a Sis un contatto che farà spendere ai veneti 12, 1 miliardi di euro per 39 anni. Il guadagno netto del costruttore, pagate le tasse, sarà di 5 miliardi di euro. Garantiti e sicuri: questa è una follia», spiega Nicola Berti. «Mi pare un pessimo affare e non è giusto che le nostre famiglie paghino con le loro tasche l’avidità dei costruttori privati che non rischiano nulla: l’interesse pubblico va sempre tutelato».
«Il M5S combatte gli sprechi, le opere fatte male che divorano il territorio, ma non vogliamo bloccare le infrastrutture, chiediamo che costino come nel resto d’Europa. Perché negli altri paesi spendono meno e rispettano i tempi previsti dal contratto? Chiediamo solo di tornare alla normalità: per questo abbiano accostato la Pedemontana al Mose, che è l’emblema in Italia delle opere infinite e dannose. Non possiamo accettare che i costi aumentino dieci volte: per la Tav e gli ospedali la musica non cambia mai».
Come finirà il braccio di ferro? Nicola Berti non ha dubbi: «Zaia si deve rassegnare, gli interlocutori del ministro Toninelli in Veneto siamo noi, per il governatore della Lega c’è il massimo rispetto istituzionale ma è evidente che tra qualche settimana sarà pronto il piano B, con un progetto funzionale al territorio ma di minore impatto ambientale. Fra 39 anni ci saranno solo auto elettriche e con il pilota automatico: la Lega si deve aggiornare». —
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








