Pedemontana veneta, cantieri in ritardo di quasi due anni: il nostro foto-reportage

VENEZIA. Undici settembre 2020. Casualità o intenzionalità, il taglio del nastro del Pedemontana veneta sarebbe dovuto cadere il giorno in cui si ricordano le vittime delle torri gemelle. Ma oggi anche la Regione Veneto ammette che «il cantiere ha presentato e presenta alcune criticità su cui si lavora per risolvere e recuperare». Finirà nella primavera del 2021, ma senza la galleria di Malo, oggi ancora in parte sotto sequestro. Non è un dettaglio: senza quel tratto non ci si allaccerebbe all’A4 all’altezza di Montecchio, quindi non si realizzerebbe il “Passante nord” del Veneto. Oggi i 94 chilometri del tracciato sono ancora un immenso cantiere a cielo aperto. Ve li raccontiamo in questo nostro speciale.
Per avere un’idea abbiamo percorso tutto il tracciato (94 chilometri), zigzagando tra le campagne di mezzo Veneto per intercettare uno scavo profondo a tratti anche dieci metri dentro cui lavorano da mesi migliaia di operai, e tantissime maestranze dal sud Italia (alla fine il contachilometri ne segnava 194 in più).
«Ci vorrà ancora un anno» dicono alcuni operai all’estremo orientale del tracciato, dove la Pedemontana dovrebbe intercettare l’A27 ma non c’è ombra di svincolo. Dal capo opposto, a Calstelgomberto di Vicenza, dove sbucano i 5,8 km della galleria di Malo gli operai che escono in furgone sorridono: «Un anno? Qui ce ne vogliono almeno due».
L’undici settembre 2020 si ricorderà altro.
Ma andiamo con ordine. Le lavorazioni della Superstrada Pedemontana Veneta (Spv) sono divise in 15 lotti. Come detto, a Spresiano lo svincolo che collegherà l’A27 alla Spv ancora non esiste. Si dovrà realizzare sui terreni delle aree di servizio Piave Est e Ovest che sono ancora lì, operative, mentre una ventina di chilometri più a sud si lavora per costruire le sostitutive Sile Est e Sile Ovest. Parte del materiale è depositato in una grande area a ridosso di quello che doveva essere il cantiere del Velodromo, abbandonato.
Finisce tronco anche il bypass che dovrebbe collegare allo svincolo la zona industriale di Villorba. Duecento metri più a est eccola: la Pedemontana. Pare una cava, sovrastata com’è da cumuli di terra sassosa. Solo trovando la giusta prospettiva si capisce però che quella cava è un taglio che prosegue verso ovest per chilometri. Non ci sono barriere spartitraffico, guardrail, e per lunghissimi tratti nemmeno l’asfalto. Solo mezzi pesanti e scavatori.
Si muovono ancora terra e pietre, milioni di tonnellate di materiale che ha alimentato i cementifici della zona. Camion e trattori si alternano nella “gola”. La viabilità di collegamento? Anche quella tracciata, ma tutta da finire. A Povegliano, un paio di chilometri in linea d’aria da lì, sotto uno dei sovrappassi costruiti per garantire la viabilità preesistente appare la prima ampia lingua di asfalto. Dà l’idea di quel che potrebbe essere l’opera, da finita, ma basta voltarsi dall’altra parte per rendersi conto invece di com’è.
Per tutto il tracciato della Marca la Pedemontana procede infatti dentro fosse più o meno lunghe arginate da muri di tonnellate di roccia sopra cui corrono ancora le auto in attesa si aprano ponti e passaggi della nuova viabilità comunale, oggi tutti al grezzo. Il casello di Povegliano? Non se ne vedono le forme.
Stessa situazione tra Signoressa e Altivole dove sono previsti i due caselli di Montebelluna est e Montebelluna ovest, ancora tutti un cantiere. Nel mezzo di quegli otto chilometri tra i futuri svincoli tanti cumuli, fasce di strada asfaltata di fresco, tutte le opere da completare. Al fianco della rotatoria di Caselle sorge il centro logistico operativo, dove sono depositati tutti i materiali ancora da posare. Il viavai di camion è continuo, la Pedemontana ancora tutta da definire.
A Riese Pio X il casello è in costruzione, come tutto il resto, tracciato compreso. Tanta ghiaia, mezzi e operai. Asfalto solo a pezzi fino al confine con il Vicentino e in due delle 33 gallerie artificiali sotto il piano campagna.
La tratta vicentina
È completamente diversa da quella trevigiana, corre infatti lungo una statale pre-esistente e dà quasi l’idea di essere un doppione. Sarà per questo che i lavori sono molto più avanti? A Bassano del Grappa si dimentica infatti lo zig-zag in campagna.
La Pedemontana è lì, corre a fianco della tangenziale sud prima, e di via Nuova Gasparona poi. Fino a Breganze il tracciato è fatto, mancano le finiture e alcune asfaltature, lo si vede correndoci vicino, e per qualche chilometro pure dentro, in area di cantiere.
Svincoli? Tutti in costruzione. Caselli? A Breganze c’è il primo attivo. Ci si entra convinti di sbagliare strada nonostante l’indicazione luminosa dica “aperto”. Ed eccoci in Pedemontana. Si corre ma non c’è nessuno, perché? Perché l’uscita obbligatoria è il casello d’accesso alla A31. Il pedaggio di quei 7 chilometri pedemontani sembra non esserci, ma in realtà viene conteggiato all’uscita.
Tutto il tracciato ad ovest della Valdastico, fino a Malo, è quello che si intende inaugurare a fine mese. L’asfalto c’è, si può già affrontare. A Malo però c’è il muro della collina. I 5,8 chilometri di tunnel che da Malo attraversano il pendio per sbucare nella zona industriale di Castelgomberto sono ancora, in parte, sotto sequestro da parte della Procura vicentina, impedendo il collegamento con l’A4 e la realizzazione del “Passante nord” del Veneto. Lì il cantiere è fermo, prosegue solo nello scavo intermedio di Vallugana dove i residenti hanno protestato per polveri e rumore facendo scattare misure di controllo e contenimento del cantiere. L’opera chiave della Pedemontana è quindi in stallo.
«Due anni di lavoro per finire» dicono gli operai. E non sbagliano di molto. A pagarne il prezzo gli abitanti di Priabona, piccolo paesino sulla cima dei colli tra Malo e Castelgomberto, lungo l’unica strada che scollina: piccola e piena di camion tra i tornanti. Se in galleria i lavori sono fermi, proseguono fuori, dalla parte di Malo per macinare le terre di scavo, e dalla parte di Castelgomberto per costruire il percorso all’uscita del tunnel, tra pali di cemento e volte in costruzione. Da lì a scendere verso Montecchio Maggiore la Pedemontana appare e scompare. Nell’ultimo tratto vi si corre dentro, ma è un’illusione perché in realtà si fanno gli ultimi chilometri verso la A4 nel sedime della statale Sp246. Lo svincolo con l’autostrada? Anche lì, lavori in corso.
Ecco, in sequenza, le dieci immagini del nostro sopralluogo che - letteralmente - fotografano lo stato dell'arte in alcuni punti altamente significativi del progetto complessivo.










La Pedemontana sarà «l’ipotenusa del Veneto». Così la definisce Elisabetta Pellegrini, direttrice della Struttura di Progetto dell’Spv, la persona che sovrintende la realizzazione dell’intera opera la cui realizzazione era inizialmente fissata per settembre 2020.

Ingegnere, settembre è un termine ormai da considerarsi superato?
«L’intero complesso di opere vale 2 miliardi e 258 milioni. Il 78% di questo ammontare è già speso, manca quindi una minima parte. Quello che più preoccupa è l’innesto dell’A27, perché l’approvazione del piano carburanti, arrivato dopo quello alla Pedemontana, ha imposto di rinviare la realizzazione dello svincolo fino alla completa realizzazione delle due nuove stazioni di servizio che sostituiranno le attuali, che sorgono dove ci sarà lo svincolo. Ma i lavori sono quasi finiti e la realizzazione dello svincolo si farà in breve».
Però, permetta, a vederla nel complesso la Pedemontana oggi appare un grande cantiere in corso. L’idea è che manchi più di qualche mese.
«In realtà si tratta per lo più di asfaltature. Le opere ingegneristiche, che per noi sono l’elemento fondamentale, sono tutte realizzate: ponti, attraversamenti e quant’altro. E contiamo di chiudere i lavori per dicembre di quest’anno, a parte lo svincolo dell’A27 che ipotizziamo finito nella primavera ’21».
Molti caselli però ancora non ci sono, e molte opere di collegamento sono incomplete. È una stima ottimistica?
«No, sono realizzazioni che si completeranno in tre mesi. È tutto pronto e i lavori sono in corso. Certo parliamo delle opere della Pedemontana, e di quelle complementari che saranno realizzate di pari passo. Il progetto si ferma lì, se parliamo dei desiderata dei sindaci è un capitolo che non riguarda il progetto in corso».
A Malo però ci si ferma. La galleria rientra nei cantieri da chiudere a primavera 2021?
«Purtroppo parte della galleria è ancora sotto sequestro, lavoriamo nello scavo intermedio e proseguiamo di 6 metri al giorno. Ma fin a quando non ci sarà l’ok della procura i lavori nel resto del tunnel sono fermi ».
Ipotizzando il dissequestro arrivi oggi, che tempi ci sono per la galleria?
«Una stima grossolana. Un anno e mezzo. Quindi fine 2021».
Solo allora l’opera sarà quindi conclusa?
«Di fatto si, ma è interesse della Sis stringere i tempi. Da fine settembre scattano le penali. Il Covid certo ha influito rallentando i lavori, ma da Pasqua siamo tornati al 100%».
Confermata l’apertura del tratto Malo-Breganze?
«Si, questione di giorni, è già collaudata e percorribile, permetterà di collegare tra loro i tratti a est e ovest della Valdastico riducendo fortemente i tempi di percorrenza».
Le aperture a spezzoni si allargheranno anche al Trevigiano?
«Fino a quando non ci sarà il casello A27 è poco utile, sarebbe un tracciato monco, ma vedremo».
Si paga, anche ad opera incompleta?
«Il pedaggio verrà conteggiato all’apertura dei tratti come già oggi per il Breganze-A31».
“Ipotenusa del Veneto”. Che significa?
«Che i trevigiani in 45 minuti saranno a Verona, e i veronesi non impiegheranno più 3 ore e rotti per andare a Cortina. È una sostanziale modifica in positivo della mobilità locale ma anche interregionale».

Dunque, in queste ore verrà aperto il tratto della Pedemontana Veneta da Malo a Breganze. Un nuovo piccolo tassello di un’opera che non verrà completata nei tempi, ma probabilmente solo a primavera 2021 e senza la galleria di Malo, strategica per permettere il collegamento con l’A4, ancora sotto sequestro e bisognosa di un altro anno e mezzo di lavori, a spanne. E attorno alla Pedemontana, il territorio si divide tra aspettative e timori. I sindaci vedono la valenza strategica dell’opera, ma pesano e temono «le ricadute di un’opera che sfoga su una viabilità da anni Cinquanta».
Sul lato est, lì dove l’allaccio all’A27 è ancora tutto da fare, il sindaco di Spresiano Marco Della Pietra non indora la pillola: «Sto andando avanti a fare da solo le opere che servono e nessuno prima di me ha ritenuto fondamentali» dice, «il rischio altrimenti è che la Pedemontana finisca in una rete stradale cittadina non adatta. Il dramma è che chi avrebbe potuto far valere il proprio peso politico dà contro le rivendicazioni di chi guarda al futuro con giusta preoccupazione e si rimbocca le maniche per evitare problemi alla popolazione».
Il vicino Rino Manzan (Povegliano) spera in correttivi post-inaugurazione: «Abbiamo avuto garanzie di monitoraggio del traffico prima e post apertura, vedremo quale sarà l’impatto poi decideremo come interverremo sul caso. Certo» ammette, «la Pedemontana sarebbe stata l’occasione buona per fare una vera viabilità complementare moderna, ma, il piano Pedemontana doveva prevedere una rete più ampia. Non è stato fatto così, ora si dovrà agire diversamente».
Secondo i dati da Povegliano uscirà gran parte del traffico diretto a Treviso, «ma lo farà in una strada datata, non adatta a certi flussi, stretta, senza ciclabili» spiega Manzan, «speriamo che in caso di criticità la Regione intervenga subito. Ho fiducia». Più a Ovest si cerca di guardare il bicchiere mezzo pieno.
«L’opera deve andare avanti e finire nel più breve tempo possibile» sottolinea Ruggero Feltrin, sindaco di Trevignano che ha guadagnato dal progetto la circonvallazione di Signoressa e da sempre divide il territorio tra le due statali Feltrina e Postumia.
«Tutti speriamo che la Pedemontana possa diventare un’opportunità e che possa aiutare il turismo e la logistica industriale che ha bisogno di connettività». A preoccuparlo l’intenzione di non procedere ad aperture per singoli tratti anche nel Trevigiano: «Un errore, nel nostro territorio moltissime aziende ne avrebbero giovamento».
Auspica celerità anche Marzio Favero (Montebelluna) anche se ammette: «La prima volta che ho messo piede in un consiglio comunale avevo dieci anni e si discuteva delle Pedemontana… Ora a fronte di un percorso di 45 anni non sono i mesi in più o meno a fare differenza».
Viabilità? «Per tutta la vita ho fatto i conti con una Marosticana congestionata da Tir e camion, ingorghi, danni ambientali. L’opera era ed è necessaria. La nostra è una delle aree a maggior densità di imprese e come piattaforma produttiva è tra le più importanti d’Europa; si impone di avere viabilità adeguata. Tutte le strade sono una ferita ma bisogna riconoscere una realtà: Venezia-Mestre, Padova, Treviso e Vicenza sono area metropolitana. Mancava un lato di collegamento».
Torna al punto traffico però Matteo Guidolin, sindaco di Riese Pio X, ormai al confine col vicentino: «La strada influenzerà uno sviluppo del territorio che punta verso Nord. Bene. Ma temo per la viabilità secondaria, non essendoci opere complementari si rischia di andare a scaricare traffico su una viabilità ordinaria datata e già oberata, penso allo snodo di Vallà in primis soprattutto calcolando che il casello di Riese convoglierà buona parte del traffico della Castellana».
La soluzione? C’è ancora: «Non si ragioni come singoli comuni ma come territori ampi per lavorare, dopo l’apertura della Pedemontana, a una nuova viabilità secondaria».
Nel vicentino Paola Lain, sindaco di Malo, sottolinea come si tratti di «un’opera fondamentale», si rammarica delle «tante sofferenze che molti suoi cittadini stanno vivendo in questi mesi di cantieri per le opere di scavo della galleria». E sottolinea: «Speriamo che i lavori termini presto, temo che fino quando non sarà ultimata sarà molto il traffico che si riverserà su Malo, e manca una viabilità adeguata. il progetto c’è... ma prima di attuarlo...».
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