Pedemontana Veneta, mancato incasso dei pedaggi: la Regione stanzia 10 milioni di euro

La Regione prepara un nuovo stanziamento da 10 milioni di euro per la Superstrada Pedemontana Veneta. La cifra servirà a coprire la differenza tra i ricavi dei pedaggi e il canone di disponibilità pagato al concessionario

Federico Murzio
Pedemontana Veneta
Pedemontana Veneta

Una iniezione di denari pubblici della Regione Veneto, e dunque dei contribuenti, del valore di 10 milioni di euro per la società concessionario della Superstrada Pedemontana Veneta.

Una cifra che sarà inserita nella manovra di assestamento a settembre. Una somma importante, che va sommata ai 42 milioni già stanziati pochi mesi fa nel bilancio di previsione.

Denari finalizzati a sanare la mancanza di flussi di traffico, ancora sotto le previsioni, e dunque di incassi da pedaggi.

Seppur, va detto, in crescita rispetto a quelli registrati dal dicembre 2023, all’apertura di un’arteria costata 2,2 miliardi, ossia 23 e poco più milioni per ognuno dei 94 chilometri di lunghezza, da Spresiano nel Trevigiano a Montecchio Maggiore nel Vicentino.

L’obiettivo

L’iniezione di dieci milioni, si diceva, nelle intenzioni della Regione contribuirà a coprire la differenza tra l’incasso dei pedaggi (che sono incamerati dalla Regione) e il canone di disponibilità 2026. Ossia la cifra che la Regione ha iniziato a pagare nel 2024 al concessionario (il Gruppo Dogliani e la multinazionale spagnola Sacyr), per i costi di costruzione e la gestione della superstrada. La fine del pagamento? Fra trentasei anni.

Le risorse della Regione arriveranno da quei 163 milioni di euro dell’avanzo di gestione emersi con l’approvazione dell’assestamento di bilancio mercoledì a Palazzo Ferro Fini. Che il “ricostituente” da destinare alla Pedemontana non possa essere l’ultimo è presto per dirlo. E questa stessa cifra potrebbe essere rimodulata. Intanto stando all’accordo del 2017, il canone 2026 ammonta a 172 milioni.

Chi ci guadagna? I concessionari sulla gestione operativa, con i finanziamenti remunerati al 9% e da rapporti contrattuali che generano flussi.

La criticità

Macinata nel tritatutto delle reazioni politiche seguite al giudizio di parificazione del bilancio da parte della Corte dei Conti una settimana fa, è passata quasi in sordina l’analisi complessiva sull’impatto del canone di disponibilità nel bilancio della Regione pronunciata dal procuratore Paolo Crea.

Ma sono proprio le parole del magistrato, che riprese nella loro totalità, fotografano al meglio la situazione. Tanto più che la Pedemontana è il primo tema affrontato dal procuratore. «Quest’anno (il 2025, Ndr) abbiamo registrato rispetto al precedente 13 milioni di euro in più da ricavi da pedaggi, questo significa che l’autostrada è sempre più utilizzata» osserva Crea, «L’anno scorso (il 2024, ndr) ci sono stati 100 milioni di ricavi, quest’anno 113 milioni».

«Ma nonostante ciò la Regione ha pagato 164 milioni di euro di canone di disponibilità con 21 milioni in più rispetto l’anno scorso» continua il procuratore «Il canone di disponibilità nasce da alcuni atti aggiuntivi all’originaria concessione che servivano per compensare le ottimistiche previsioni di transito e per ridare equilibrio finanziario al piano economico del concessionario».

Quindi «la cosa singolare è che nonostante ci siano stati questi maggiori ricavi, questo canone di disponibilità continua ad aumentare» aggiunge subito dopo il magistrato.

Rischio d’impresa

Dice Crea: «In sede di contraddittorio con la Regione è stato chiesto quale fosse il motivo di questa cosa singolare e ci è stato spiegato, e ne prendiamo atto, che si sono degli indicatori sganciati dalla circolazione sulla strada (il tasso di crescita e l’inflazione) che prevedono questo maggiore onere. Il quale si giustifica con la maggiore esigenza di manutenzione ordinaria su una strada che viene maggiormente utilizzata».

Due input. «Faccio notare che quindi la Regione, o in un modo o nell’altro, è costretta a pagare delle somme, che peraltro non solo hanno tolto il rischio al concessionario, ma addirittura la appesantiscono anche di oneri che sarebbero di manutenzione ordinaria». Da qui, nell’accezione più ampia, un pensiero politico.

«Sono sicuro che la Regione per il livello economico che possiede non va in dissesto per queste somme. Però è chiaro che sono somme che vengono sottratte alle politiche regionali».

L’accordo

Insomma, con il Terzo atto convenzionale del 2017 che regola l’opera costruita in project financing, il rischio d’impresa passa dal concessionario al concedente. Nell’accordo sono stabiliti anche i valori del canone, e quello del 2026, ossia per il terzo anno, ammonta a 172 milioni. L’idea iniziale prevedeva che la Spv si ripagasse da sola, ossia con i soli pedaggi che incassa la Regione, sulla scorta delle previsioni dei flussi di traffico. Ad oggi non è stato così.

E così non sorprende che pochi giorni fa si sia consumato uno scontro all’interno della Lega tra i veterani dell’era Zaia e gli junker del successore di Luca Zaia alla guida della Regione, Alberto Stefani. Di fronte agli attacchi dell’opposizione Roberto Marcato, Elisa De Berti, Francesco Calzavara hanno rotto il silenzio, per dire, del capogruppo della Lega Riccardo Barbisan. Un silenzio che assume il valore di uno smarcamento dal passato e il peso di un giudizio.

 

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