Pfas, un milione dalla Miteni per due parti civili
Pagate a fine agosto le prime provvisionali: bonifici ad Acquevenete e Viacqua. Un anno fa la storica sentenza di condanna agli undici ex manager del colosso chimico di Trissino

Inquinamento da Pfas per il disastro Miteni: la macchina della giustizia ha fatto scattare il meccanismo dei risarcimenti, un anno dopo la storica sentenza di condanna agli 11 ex manager del colosso chimico di Trissino.
Le prime provvisionali sono arrivate nelle casse degli enti pubblici: a fine agosto, gli acquedotti veneti costituiti parte civile nel processo celebrato a Vicenza hanno incassato le somme stabilite dalla Corte d’assise il 25 giugno 2025. Le prime conferme arrivano da Piergiorgio Cortelazzo e Federico Ginato, presidenti di Acquevenete e di Viacqua.
«Il 25 agosto abbiamo incassato un bonifico di oltre 500 mila euro, quanto stabilito dal tribunale nella sentenza di primo grado», spiega al telefono Cortelazzo, deputato di Forza Italia e presidente di Acquevenete. «E’ un segnale molto importante sulla strada del risanamento ambientale causato dai Pfas. Il nostro acquedotto ha dovuto realizzare un nuovo serbatoio a Montagnana per uscire dall’incubo. I fondi sono arrivati dal ministero dell’Ambiente che ha deciso di realizzare 4 nuovi acquedotti nelle province contaminate. Un investimento da 80 milioni di euro. L’emergenza è finita, ma dobbiamo monitorare la situazione con indagini chimiche ed epidemiologiche sulla popolazione. Non abbiamo mai avuto dubbi quando si trattava di costituirsi parte civile nel processo. La tutela della salute dei cittadini è la bussola della nostra azione quotidiana, un principio che non può essere barattato in alcuna maniera. La storica sentenza del tribunale di Vicenza ci impone di non abbassare la guardia», conclude Cortelazzo.
Una riflessione analoga arriva da Federico Ginato. «Ho appena concluso le verifiche contabili, il consorzio Viacqua ha ricevuto un bonifico di 412 mila euro a fine agosto e penso che i risarcimenti siano arrivati anche ad Acque Veronesi e alle Acque del Chiampo, che come noi hanno ottenuto il diritto all’indennizzo dalla corte d’Assise di Vicenza. Siamo solo al primo passo, la strada per uscire dal disastro ambientale è molto complessa. E non riguarda solo Miteni con la zona zona di Trissino e della trentina di comuni tra Vicenza, Padova e Verona. L’emergenza Pfas è emersa in tutt’Italia con problematiche diverse che coinvolgono lo scarico nelle acque delle sostanze perfluoroalchiliche: i limiti pari allo zero non sono mai stati introdotti e il Parlamento non ha fatto passi avanti nell’approvazione della legge sollecitata dai medici e dalle associazioni ambientaliste. Il tema della prevenzione non riguarda solo il Veneto, ma deve coinvolgere tutto il Paese. Mi auguro che dopo le prime provvisionali erogate agli acquedotti, i risarcimenti arrivino a tutti i 300 soggetti giuridici e persone fisiche che ne hanno maturato il diritto dopo la sentenza del tribunale di Vicenza che ha stabilito il principio che “chi inquina paga” raramente applicato in Italia», conclude Ginato.
I Comuni
E i 30 comuni della zona rossa A e B che attendono 80 mila euro a testa cosa ne pensano? «Non ho ancora visto nulla di concreto», spiega Paolo Lovato, sindaco di Montagnana. «I nostri bilanci sono allo stremo, dobbiamo affrontare l’emergenza maltempo, dalla siccità alle alluvioni e trombe d’aria e 80 mila euro diventano fondamentali per rispondere alle domande dei cittadini. Ho fiducia, ma non vorrei finire in coda alla lista», spiega il sindaco.
Nessuna novità nemmeno per le mamme no Pfas. Il loro avvocato, Matteo Ceruti, conferma: «Non ci risulta sia stato erogato nemmeno un euro ai cittadini ammessi ai risarcimenti». Si tratta, in ogni caso, di cifre modeste: dai 15 ai 20 mila euro come provvisionale per le persone fisiche. Giovanna Dal Lago, di Lonigo, ribatte: «Continuo a vivere del mio lavoro e il risarcimento non serve a nulla se l’area Miteni non viene bonificata e continua a rilasciare molecole velenose nell’acqua e nell’aria».
La sentenza
Un passo indietro, al 25 giugno 2025, quando la presidente Antonella Crea ha letto la sentenza con le 11 condanne e le 4 assoluzioni. Le parti civili da risarcire sono oltre 300. In testa alla lista svetta il ministero dell’Ambiente, cui spettano 58 milioni di euro, poi la regione Veneto con 6,5 milioni di euro, tutelata dall’avvocato Fabio Pinelli, che ha lasciato l’incarico dopo la nomina a vicepresidente del Csm.
L’Arpav attende 800 mila euro, il consorzio Bacchiglione Brenta 900 mila. Gli ex lavoratori Miteni invece non sono stati ammessi al risarcimento. L’ultimo fronte della battaglia delle mamme no Pfas riguarda i nuovi limiti di pericolosità introdotti dalla Iarc, l’agenzia internazionale di ricerca sul cancro: il Pfoa è “certamente cancerogeno” e il Pfos rientra nel gruppo di “possibili cancerogeni”, la strada per garantire la salute è ancora molto lunga.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








