Pfas nel Po, la Regione porta i dati in Procura

VENEZIA. L’allarme ha evidentemente suonato a vuoto. Le Regioni vicine hanno “snobbato” la denuncia del Veneto, che quindi ha deciso di alzare il livello d’attenzione: per questo la Regione Veneto porterà alla Procura della Repubblica i dati dei rilevamenti nelle acque del Po che confermano una presenza di Pfas di nuova generazione a livelli anomali.
La settimana scorsa l’ente veneto, attraverso il commissario per l’emergenza Pfas Nicola Dell’Acqua, aveva inviato un’informativa a Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna per segnalare la massiccia presenza di Pfas di nuova generazione nelle acque del Po. C6O4, per la precisione, riscontrato nell’acqua del maggiore fiume italiano a valle della centrale di Corbola (Rovigo).
Ogni giorno, secondo le rilevazioni Arpav, per il Po passerebbero almeno 4 chili di questo perfluoroalchilico di ultima generazione. Lombardia ed Emilia Romagna hanno chiaramente spento i toni allarmistici del Veneto, che attraverso il governatore Luca Zaia aveva etichettato la contaminazione da Pfas come «una primaria questione ambientale nazionale».
Da qui la scelta di rivolgersi alla magistratura, come chiarisce Dell’Acqua: «In tema di Pfas, la Regione Veneto sta cercando di spiegare a tutta Italia che se non saranno definiti dei limiti nazionali non si potrà limitare l’uso di queste sostanze e agire con le necessarie bonifiche dei siti già inquinati. Nel Po ci sono Pfas in quantità 100 volte superiori a quelle di Miteni (il sito di Trissino, nel Vicentino, ritenuto cuore della contaminazione, ndr), mentre il C6O4 si trova in quantità quasi 2000 volte superiore. È nostro dovere far rilevare questa situazione e lo faremo la settimana prossima alla Procura, così come l’Arpav lo ha già fatto nel 2013 per le sostanze Pfoa e Pfos».
Dell’Acqua ricorda l’attenzione mossa dal Veneto su questo fronte: «Come Veneto, con l’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) alla Miteni siamo intervenuti bloccando l’attività riguardante il GenX e il C604. Ma con questo provvedimento regionale non possiamo fermare tutti gli sversamenti che raggiungono il Po. Soltanto ogni singola Regione può intervenire sulle aziende che si trovano nel suo territorio. E questo conferma anche che non è vero che sarebbero bastati limiti posti dal Veneto per contenere l’inquinamento da queste sostanze; noi, infatti, avevamo fermato la produzione di queste sostanze ma nel Po continuano ad esserci quantità eccezionalmente superiori a quelle del sito Miteni».
All’indomani del rilevamento di C6O4 nel Po, la Regione ha imposto l’attivazione o comunque la sostituzione dei filtri a tutte le centrali di potabilizzazione che pescano dal Po
. «Dal Po, tuttavia, pescano anche città non venete. Così, abbiamo segnalato anche alle altre Regioni quello che abbiamo trovato e quello che stiamo facendo. È nostro preciso dovere, a questo punto, anche rivolgerci alla Procura della Repubblica perché nessuno minimizza quanto è accaduto sotto la Miteni ma non ci si può bendare gli occhi davanti a ulteriori tipi di inquinamento», chiude Dell’Acqua.
Già nei giorni scorsi l’assessore all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, si era detto perplesso per la scarsa attenzione mossa dalle Regioni limitrofe di fronte ai dati sulla contaminazione da Pfas, già allarmistici sin dal rapporto del Cnr del 2013 per le acque di mezza Italia. —
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