Più soldi alle scuole d’infanzia paritarie

VENEZIA. Schiarita sul fronte delle scuole private per l’infanzia, dopo lunghi mesi caratterizzati dalla protesta di dirigenti, insegnanti e genitori che denunciavano l’impossibilità di proseguire l’attività in assenza di risosrse. La giunta regionale, su proposta dell’assessore ai servizi sociali Remo Sernagiotto, ha approvato una delibera che, per il 2012, assegna 16,5 milioni di euro - 2 milioni in più rispetto all’anno precedente - a favore degli enti gestori di 1185 scuole per l’infanzia paritarie del Veneto. «Grazie ad un lavoro ininterrotto, abbiamo trovato altri fondi straordinari almeno per quest’anno nelle pieghe di un bilancio lacrime e sangue che però salvaguarda i servizi sociali», ha affermato Sernagiotto che, assieme al presidente Zaia e in presenza di monsignor Edmondo Lanciarotta della Conferenza episcopale del Triveneto, ha presentato il provvedimento della giunta «con ciò manteniamo l’impegno di fare tutto quanto in nostro potere per aiutare strutture che svolgono un servizio fondamentale e imprescindibile per i bambini veneti dai tre ai sei anni che frequentano le strutture paritarie il cui costo, per la collettività, è pari a un terzo rispetto alle statali».
I contributi saranno subito erogati. «Il provvedimento», ha continuato l’assessore «è stato condiviso e apprezzato dal tavolo regionale sulle scuole paritarie che abbiamo istituito nei mesi scorsi per affrontare assieme questa delicata questione. Anche per quest’anno la Regione ha dato una risposta molto positiva e tutta con proprie risorse». Allarme rientrato, allora? Non completamente: «Il problema resta aperto per il futuro dei finanziamenti per le scuole paritarie venete che accolgono 94 mila bambini tra i 3 e i 6 anni (sui 130 mila complessivi presenti nelle scuole d’infanzia). Il nostro è ispirato a un principio di sussidiarietà importante che dovrebbe far scuola a livello nazionale. Il “costo” per bambino in una scuola non statale paritaria è di 2800 euro l’anno contro i 5600 della scuola statale a funzione pubblica». Circostanza che ha spinto l’amministratore pidiellino a ribadire la sua controversa convinzione secondo la quale, «Nel Veneto, alla luce del rapporto costi-servizio, le scuole d’infanzia statali andrebbero chiuse». A giugno si terrà un incontro tra Veneto e Lombardia (saranno invitate anche le Regioni Friuli-Venezia Giulia e l’Emilia Romagna) per costituire un tavolo di lavoro che individui un modello nazionale di servizi all’infanzia che sarà proposto al Governo affinchè «Si tenga adeguato conto dei servizi offerti dalla scuole paritarie non statali sul territorio».
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