Populisti anche i soci dell’Arci, allora il Pd non ha futuro

La questione politica più importante per il governo italiano e non solo, è l’immigrazione prevalentemente africana. Aggiungere un commento, sommersi come siamo quotidianamente dai centinaia di pareri,...

La questione politica più importante per il governo italiano e non solo, è l’immigrazione prevalentemente africana. Aggiungere un commento, sommersi come siamo quotidianamente dai centinaia di pareri, non è facile.

Mi ha colpito giorni fa in un quotidiano on line un filmato girato nella sede dell’Arci Benassi di Bologna, club da sempre casa della sinistra italiana, nella città simbolo della sinistra. Sette signori, attorno ai 70 anni, hanno espresso il loro parere sulla nave Ong Aquarius in navigazione nel Mediterraneo con il suo carico di 600 immigrati. Ebbene tutti si sono dichiarati tutti a favore di Salvini e della sua linea di respingimento. Alcuni pronti a votare Lega la prossima volta si ripresenti l’occasione.

Possibile siano tutti convertiti al sovranismo, al populismo leghista, dopo una vita trascorsa a votare Pci, Pds, Dd e ultimamente Pd? Se non sono vaccinati contro l’epidemia populista, sovranista, i soci dell’Arci, se non hanno acquisto l’immunità di gregge, povero Pd sei alla frutta. Certamente un test poco significativo, ma sbaglia la sinistra a sottovalutarlo.

Sostiene il professor Ricolfi che la sinistra che ha governato l’Italia negli ultimi 5 anni è stata molto attenta ai diritti civili piuttosto che mettere in campo forti iniziative sui diritti sociali

Praticamente, scrive Ricolfi, il Pd maggior partito della sinistra è diventato il partito delle élite, perché si è “radicalizzato” sui diritti civili, che sono diritti sentiti maggiormente dalle élite. Anteponendo i diritti civili ai diritti sociali la sinistra, il Pd, ha perso la sua identità, ha tagliato le radici profonde che portavano linfa vitale sui rami dei ceti popolari che spinti, dalle nuove difficoltà, stanno abbracciando il populismo salviniano. Quali sono e da dove arrivano le nuove difficoltà? Secondo me dalla globalizzazione che, guarda caso, è un progetto di metà anni ‘90, voluto da Clinton, Blair e Prodi. Ottimo nelle intenzioni, precario e rischioso nei fatti, come stiamo verificando. Talmente senza regole che stanno rispuntando persino i dazi.

La globalizzazione del mercato, se da un lato ha dato prospettive di sviluppo ai paesi emergenti, dall’altro ha creato una competizione esagerata e sempre al ribasso, nei paesi dove il benessere se l’erano costruito, con relative tutele e garanzie sociali. La sinistra europea ovunque in difficoltà, guarda al futuro attraverso lo specchietto retrovisore. D’altronde con la Storia che ha, è zavorrata, soffre di nostalgia endemica di sogni sempre sognati... I nuovi attori politici invece, populisti e sovranisti non hanno Storia né ideologie di riferimento, non hanno bisogno di disegnare strategie, usano la tattica del giorno per giorno. Per ora producono messaggi e usano i social con spregiudicatezza, promettono, dichiarano, smentiscono e rilanciano. È la politica 4.0, nata per sfida e fissata in un contratto di governo.

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