Precari contro Benetton: «Campagna ipocrita»

VENEZIA. «Cosa vince il disoccupato dell’anno? E cosa resta in tasca a tutti i giovani disoccupati dopo la campagna pubblicitaria di Benetton?»: a Giacomo Vendrame, segretario trevigiano del Nidil, il sindacato Cgil Nuove identità di lavoro, l’iniziativa “Unemployee of the year” piace davvero poco. E per vari motivi. Avere a che fare tutto il giorno con giovani disoccupati o che lavorano a singhiozzo fra un contratto a progetto, uno stage e qualche mese da interinali, pochi soldi e zero prospettive, offre un osservatorio indubbiamente privilegiato sul tema. «La spettacolarizzazione del dramma della disoccupazione non è un rischio di questa campagna pubblicitaria, è inevitabile. I giovani senza lavoro vengono trattati alla stregua di magliette e pantaloni da vendere, merce. In questo caso buona per fare pubblicità.
Ci mostrano in chiave ironica e ottimistica belle facce di ragazzi senza un impiego. E dunque» si interroga Vendrame, «li facciamo diventare di moda?». La critica guarda oltre l’apparenza: «Dietro queste persone» osserva il segretario Nidil, «ci sono storie drammatiche. Di quelle vogliamo parlare? Vogliamo dire come uscire dal problema della disoccupazione? La pubblicità farà vendere Benetton, forse. Ma noi vorremmo sentir parlare di politiche industriali per creare lavoro». E chi in Benetton ha lavorato? Chiesto e concesso l’anonimato, l’identikit è quello di un trentenne, laureato, sei mesi di contratto a progetto, poi il benservito: «Questa pubblicità è una presa per i fondelli.
Il signor Benetton dovrebbe guardare in casa sua come vengono trattati i giovani che hanno voglia di lavorare, avrebbe certamente storie interessanti da raccontare. Questa trovata di sfruttare la disoccupazione per farsi pubblicità è una grande ipocrisia». Ma il problema non è Benetton. «È il fallimento della politica che lascia in balia dello sfruttamento a fini pubblicitari della questione della disoccupazione» il ragionamento di Alberto Irone, coordinatore della Rete studenti medi del Veneto, «è grottesco e vergognoso. I giovani precari o inoccupati non diventerebbero carne da marketing in un paese civile. Posso solo sperare che questi spot portino la gente a interrogarsi su chi dovrebbe affrontare e risolvere il problema». Perché la pubblicità di Benetton passerà, probabilmente molto prima che i giovani possano tornare a guardare con ottimismo al loro futuro.
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