Processo Pfas, accolte 226 parti civili contro Miteni

Vicenza: esultano le mamme, la Regione e gli acquedotti: Mitsubishi, Icip e il curatore fallimentare dovranno rimborsare i danni 

VICENZA. La prima vittoria delle mamme No Pfas ha il sorriso di Laura Facciolo, che indossa la maglietta con i valori dei veleni nel sangue. Sono le 10,50 ed è appena calato il sipario sull’udienza: il gup Roberto Venditti ha ammesso 226 parti civili nel processo contro 13 ex manager della Miteni di Trissino, sotto accusa per reati che vanno dal disastro innominato, all’avvelenamento delle acque e sostanze alimentari.

Soltanto tre richieste sono state respinte per irregolarità formali, tutte le altre risultano accolte. Ministero dell’Ambiente, regione Veneto, Arpav, Acquevenete, Viacqua, Acque Veronesi e Acque del Chiampo, i 95 lavoratori Miteni e poi le mamme No Pfas hanno titolo per chiedere i risarcimenti ai danni alla salute.

La svolta è netta, clamorosa. Il messaggio che arriva dal tribunale di Vicenza dice che a pagare dovranno essere la Mitsubishi Corporation Inc e la lussemburghese International Chemical Investors S.E.. Stessa decisione nei confronti di Miteni, nel frattempo fallita, che dovrà concorrere al risarcimento con il curatore nominato dal tribunale.

Scandalo Pfas in Veneto, il video di denuncia ai ministri europei


Si gira pagina. Certo, bisognerà attendere il rinvio a giudizio e poi il dibattimento con la sentenza per accertare le vere responsabilità penali, ma il principio di “chi inquina paga” a Vicenza non è più un astratto teorema: il processo ai Pfas della Miteni di Trissino ricorda quello alla Icmesa per il disastro di Seveso, spiega il governatore Luca Zaia, e il processo dev’essere esemplare.

Un disastro che ha rovinato la salute a 300 mila persone tra Vicenza, Verona e Padova con i Pfoa che dal torrente Poscola di Trissino sono finiti nel collettore Arica fino a Montagnana e poi dispersi nelle campagne con l’irrigazione indiscriminata.

Le 300 mila “vittime” hanno al loro fianco il governo e la regione con l’avvocato Fabio Pinelli, che sottolinea: «Ci troviamo di fronte a un danno ambientale particolarmente ingente e quindi si potrà affrontare il processo penale con la speranza di un risultato economico concreto per chi è stato danneggiato. Siamo stati noi a proporre di citare in giudizio le due multinazionali che sono capienti. Il danno, quando verrà quantificato, potrà essere concretamente risarcito», conclude l’avvocato Pinelli che in 15 pagine ha motivato le sue richieste.

Contaminazione da Pfas, una videoinchiesta racconta le storie dei protagonisti


Che si tratti di una svolta fondamentale lo conferma il ministro Federico D’Incà che con la deputata Francesca Businarolo, saluta con favore la decisione del giudice Venditti. «Sui Pfas chiediamo da sempre la verità ed è giusto che i cittadini siano a conoscenza dei reali danni di queste sostanze. La decisione del Gup di Vicenza di ammettere tutte le parti civili al processo, è un segnale importante e incoraggiante per fare piena luce su una vicenda che coinvolge il Veneto, ma che rappresenta un caso unico per gravità, su tutto il territorio nazionale».

Il conto più salato lo stanno pagando le quattro società idriche che hanno investito 92 milioni di euro per garantire la salute con i filtri a carbone sugli impianti per abbassare i livelli di Pfas. Ora si tratta di rifare ex novo le reti con Acquevenete, Viacqua, Acque Veronesi e Acque del Chiampo pronte ad affrontare la sfida sotto la regia del commissario straordinario Nicola Dell’Acqua.

E le mamme No Pfas, ricevute qualche giorno fa dalla commissione Ecomafia a Montecitoro? Sono soddisfatte per il primo vero successo sul fronte giudiziario. L’avvocato Mario Ceretta, che le rappresenta in giudizio, sottolinea che la svolta sta nella citazione come responsabile civile a carico del curatore fallimentare di Miteni: «Sono convinto che l’ordinanza del giudice Venditti farà giurisprudenza perché fino ad ora si è sempre ritenuto che l’unico giudice competenze fosse quello dedicato ai fallimenti e non quello penale. Dal tribunale di Vicenza arriva una novità importante per tutto il Paese, alle prese con emergenze analoghe». Si torna in aula il 23 marzo. “Chi inquina paga” non è più un tabù.

Inquinamento da Pfas: l'allarme salute spiegato in un video di 1'

Il più soddisfatto è Luca Zaia:«Nel processo contro i vertici Miteni per il disastro ambientale da Pfas entrano come responsabili civili obbligati al risarcimento dei danni due importanti multinazionali. E’ un bellissimo risultato, che premia mesi di lavoro preparatorio insieme ai legali e alle parti coinvolte in questa terribile vicenda di inquinamento, la più grave accaduta in Italia insieme a Seveso», afferma il presidente del Veneto.

«Il Gup Roberto Venditti ha accolto nella sua interezza l’istanza formulata dall’avvocato Fabio Pinelli, che tutela gli interessi della Regione Veneto, e ha disposto la citazione della giapponese Mitsubishi Corporation Inc. e della lussemburghese International Chemical Investors S.E.. Stessa decisione per la Miteni, nel frattempo fallita. Viene premiata la forte volontà della Regione impegnata a definire un generale ‘limite zero’ nelle acque potabili, con tutti i ricorsi che ne sono conseguiti proprio perché abbiamo voluto essere intransigenti. Ora la gente beve acqua pulita ed è protetta anche da nuovi eventuali inquinanti grazie alla tolleranza zero», conclude Zaia. —

 

Argomenti:pfas

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova