Prosciugato il conto dell’Ordine degli avvocati

PADOVA. Domani pomeriggio si riunirà il consiglio dell'Ordine degli avvocati di Padova. È la quarta riunione in pochi giorni. «Stiamo aspettando notizie dalla banca. E speriamo arrivino presto» sottolinea il presidente Lorenzo Locatelli. La Cassa di Riparmio del Veneto (gruppo Intesa San Paolo) sta cercando di bloccare il pagamento di almeno uno dei tre bonifici emessi dal conto corrente dell'Ordine e dirottati all'estero, tra l'Olanda e la Polonia. Bonifici di circa 430 mila euro complessivi risultato di un'aggressione, messa a punto via rete tra il 20 e il 22 maggio scorso, al conto dell'Ordine forense gestito tramite il sistema dell'home banking. E, intanto, sia l’istituto di credito sia gli investigatori - coordinati dal procuratore aggiunto padovano Matteo Stuccilli e dal pubblico ministero Marco Peraro - stanno cercando di ricostruire il percorso di tutto il fiume di danaro, fuoriuscito da quel conto violato. Accertamenti complessi e tutt’altro che rapidi quando si svolgono oltre confine, nonostante la gravità dell'accaduto che non è un episodio isolato. «Ci aspettiamo che la banca restituisca il maltolto. Se ci saranno riaccreditate le provviste, tutto sarà a posto» puntualizza ancora il presidente Locatelli. Naturalmente se l'ultimo flusso di danaro verrà recuperato, non c'è dubbio che tornerà al mittente. Ma se non fosse trovato più nulla e la banca non coprisse il “buco” nel conto dell'Ordine padovano? Sarà esercitata un'eventuale azione legale? La risposta dell'avvocato Locatelli è senza polemiche, eppure chiara: «Ripeto: ci aspettiamo che la banca abbia intenzione di proteggere il cittadino-utente. E ci restituisca i soldi. Peraltro è da 30 anni che il conto dell'Ordine è acceso presso la Cassa di risparmio. Un conto attraverso il quale sono pagati soltanto gli stipendi e i contributi Inps dei sei dipendenti dell'Ordine, i contributi al Consiglio nazionale forense, le spese per la scuola di formazione degli avvocati e per alcuni convegni. È impensabile che, di fronte a tre richieste di bonifico, una delle quali da 240 mila euro, un istituto di credito autorizzi le operazioni senza alcuna prevenzione». Decine i messaggi di solidarietà giunti all’Ordine derubato da parte di altri Ordini forensi e non, di magistrati e semplici cittadini.
Cristina Genesin
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








