Roncalli racconta Papa Luciani

VENEZIA. «Che Dio la protegga». Un biglietto scritto a mano, fatto recapitare da un corriere all’allora presidente della Biennale, Carlo Ripa di Meana. Quattro parole e un sostegno discreto ma importante che avrebbe spalancato la porta alla Biennale del dissenso, nell’Anno domini 1977. «Fu il Patriarca a darmi gli spazi necessari e la Chiesa fu la mia migliore alleata», ricorda Ripa di Meana.
E’ uno dei tanti episodi inediti della vita del Patriarca Albino Luciani, che di lì a poco sarebbe diventato papa con il nome di Giovanni Paolo I. Il pontificato più breve della storia, durato soli 33 giorni, con ancora tanti misteri da chiarire. Una biografia dettagliata della vita di Luciani, il parroco di Canale d’Agordo approdato in laguna e poi assurto al soglio di Pietro, è stata messa a punto da Marco Roncalli, giornalista bergamasco e nipote di un altro patriarca diventato Papa: Angelo Roncalli, Giovanni XXIII. E’ un ritratto inedito del papa buono sempre sorridente, che dietro la sua semplicità aveva in realtà una visione molto lucida della realtà politica del suo tempo, e forse aveva in animo una riforma radicale della Chiesa. Ecco allora il suo ruolo decisivo nelle vicende della Biennale. La prima rassegna culturale che avrebbe dato spazio ai dissidenti sovietici a rischio di creare una crisi internazionale. Ripa di Meana ci riuscì, grazie all’importante sostegno arrivato da piazzetta dei Leoncini. E a Venezia per la prima volta si sentirono le poesie di Josif Brodskij, futuro premio Nobel per la letteratura.
La politica ma anche la contestazione interna. Ecco allora pubblicate le lettere di Luciani indirizzate al prete tradizionalista don Siro Cisellino. I «Lefebriani», che intendevano riportare le celebrazioni della messa al more antiquo, cioè a prima del Concilio, si riunivano nella chiesa di San Simeon Piccolo. Luciani appare qui come un personaggio dal carattere fermo, che rifiuta ogni compromesso. E proibisce il rito «in tutto il territorio della Diocesi. Concedendo al prete ribelle di «celebrare quel rito soltanto a casa propria». Negli anni da patriarca Luciani deve anche misurarsi con un fenomeno nuovo. Quello dei preti operai e dell’impegno del clero a sinistra. Difende i suoi preti e getta acqua sul fuoco, ma invita anche a «rispettare il vero spirito del Concilio». Un equilibrio costante tra «destra e sinistra», e un grande timore dell’eresia. Il futuro Papa ha anche rapporti con i vertici del mondo bancario. A Milano, è un altro episodio citato nel libro, denuncia apertamente la sua contrarietà all’operazione che porta a vendere la Banca Cattolica del Veneto allo Ior di Marcinkus e incontra più volte anche Roberto Calvi. Un patriarca che partecipa alla vita della città. Come quando si fa ritrarre alla partenza del Giro d’Italia del 1971, tra Basso e Merchkx. Oppure quando scrive all’onorevole democristiano Guido Gonella, raccomandandogli di aiutare le suore di Maria Bambina di Lucia Echerle, che prestano la loro opera nel carcere della Giudecca e provano a reintegrare le detenute con lavori sociali.
L’episodio forse più interessante, ricostruito dal fratello Edoardo, è la descrizione dell’incontro ravvicinato in piazza San Marco tra papa Paolo VI e Luciani. Alla fine della cerimonia, papa Montini si toglie la stola e la pone sulle spalle di Luciani, facendolo arrossire. Un gesto simbolico e premonitore, dato che di lì a poco, alla morte di Montini, Luciani sarebbe diventato papa. Il papa dei 33 giorni.
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