Salvini promette: «Autonomia al Veneto, firma entro Natale»

Il vicepremier a Verona: «Ci vuole solo un po’ di pazienza». Il ministro Fontana: «Il M5S deve rispettare il referendum»



inviato a Verona

«Ho a che fare con Juncker, figuratevi se ho paura di salire a cavallo». Matteo Salvini si sfila la giacca e balza in sella allo stallone nero, la cavalcata non lo porta a Bruxelles ma nei social del web con una foto che sembra il clone di Marco Aurelio al Campidoglio. Appena smonta la butta in ridere: «Ho aspettato 45 anni ma ne è valsa la pena, qualche volta ho accompagnato i miei figli all’ippodromo di San Siro, senza mai cavalcare». La cerimonia è finita, sono quasi le 13 e deve tornare a Roma per il question time al Senato. Però lancia la sua bordata alla Corte di Giustizia di Strasburgo che condanna il governo per il carcere al boss Provenzano: «E’ l’ennesima dimostrazione dell’inutilità dell’ennesimo baraccone europeo. Per l’Italia decidono gli italiani, non altri».



Nella “toccata e fuga” a Verona, il vicepremier rassicura gli imprenditori del Forum Eurasiatico e a Luca Zaia lancia due messaggi: l’autonomia differenziata del Veneto verrà approvata entro l’autunno dal premier Conte e quindi ci vuole pazienza. Sarà il regalo di Natale mentre la Pedemontana, avversata dal M5S, va completata in fretta. «Bravo governatore, sei un modello per l’Italia» dice Salvini che tesse le lodi dell’autostrada: «Sono pronto a inaugurare il primo tratto. Si va avanti, non esiste decrescita felice, occorrono nuove infrastrutture e autostrade come la Pedemontana».

Alle 9, alla Gran Guardia in pazza Bra, il ministro degli Interni parla a un migliaio di business man che rappresentano il 90% dell’interscambio Ue-U nione economica eurasiatica. «La manovra del governo darà stabilità e non abbiamo bisogno di aiuti esterni»: insomma Putin non dovrà comprare i Btp per salvare l’Italia dal crac, dice Salvini, che invita la Merkel e Trump a fare un passo indietro. «Nel 2018 non servono le sanzioni, i carri armati, le truppe militari ai confini, serve l’amicizia, la conoscenza, il confronto, la crescita e il dialogo. Puntiamo sul lavoro e la vita reale, gli italiani ci hanno votato per questo, la finanza seguirà».

E i timori del ministro Tria sullo spread troppo alto? Nessuna polemica: «Sono sempre d’accordo con Tria e anche con Conte», che invece confida nell’aiuto di Putin per abbassare la corsa dello spread.

Al Forum, due ore dopo, parla anche Romano Prodi, che rincara le critiche all’Ue: «La Francia si è presa il monopolio della politica estera, la Germania quello della politica economica, e invece di avere un’Europa con un motore a due pistoni in armonia, abbiamo un’Europa con due motori a un pistone ciascuno. C’è un detto che dice ‘chi pecora si fa il lupo se lo mangia’: per Trump ‘America first’ è l’obiettivo preciso, siamo davanti alla grande sfida tra Stati Uniti e Cina, che chiama in causa l’Ue come mediatore, ma non stiamo assolutamente esercitando questo ruolo» dice Prodi.



Se al Vinitaly di aprile, Matteo Salvini ha vinto la sfida dei selfie con Luigi Di Maio, ieri il vicepremier è stato accolto da Luca Zaia, dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana e da Marco Centinaio, ministro dell’Agricoltura e del Turismo. E ha ammesso che è aperta la corsa per una poltrona da commissario Ue. Luca Zaia può puntare a gestire l’Agricoltura a Bruxelles? «Nomi non ne faccio, ne ho parlato al forum di Cernobbio per ricordare che Renzi ha designato la fantasmatica ministra degli Esteri Ue (Federica Mogherini ndr) di cui si sono perse le tracce, noi come governo nel 2019 nomineremo invece un politico esperto che si occupi di lavoro». E mentre con Zaia srotola la bandiera di San Marco, Salvini tira il freno sull’autonomia: «L’intesa tra Veneto e governo? Conto di approvarla entro l’autunno. In 4 mesi abbiamo risolto l’immigrazione, la sicurezza, la legittima difesa, la riforma della Fornero, Equitalia. Fatti, non parole. Mi auguro che entro l’autunno il consiglio dei ministri approvi la legge sull’autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna». Insomma, ci vuole pazienza, come sottolinea il ministro Fontana: «Sono fiducioso, ma ci sono questioni tecniche da risolvere con la massima cura: Erika Stefani sta facendo un ottimo lavoro. Il M5S non può tradire il voto del referendum, si va avanti. E troveremo l’accordo, com’è avvenuto sulla legge per la legittima difesa». —



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