Sanità, le Regioni alzano le barricate: «Roma non deve tagliare i fondi»
Il Governo, nella manovra di Bilancio, ha previsto uno stanziamento che per il Veneto si traduce in 350 milioni in meno rispetto al fabbisogno. Il capogruppo dem Giovanni Manildo e la vicepresidente della commissione Sanità Chiara Luisetto, che sollecitano la Regione a far sentire la propria voce. Basso, Cgil regionale: «In Veneto oltre 400mila persone rinunciano alle cure»

«È necessario assicurare il congruo finanziamento della sanità, anche in considerazione dei maggiori costi che si stanno già riscontrando nei bilanci sanitari 2026 a seguito dal generalizzato incremento dei prezzi energetici».
Il passaggio è contenuto nel Documento di Economia e Finanza regionale appena licenziato da Palazzo Balbi: è chiaro come la Regione si aspetti da Roma a un finanziamento congruo. Ma se, citando Paolo Conte, la domanda è rosso fuoco, la risposta è stata blu: il Governo, nella manovra di Bilancio, ha previsto uno stanziamento che per il Veneto si traduce in 350 milioni in meno rispetto al fabbisogno.
La richiesta di tutte le Regioni era stata di 6, 5 miliardi per l’anno prossimo: di quella quota, al Veneto spetterebbe l’8,5%, cioè circa 552 milioni. I fondi stanziati a livello nazionale sono però pari a 2, 4 miliardi e quindi al Veneto toccano appena 204 milioni, con una differenza di 348 milioni. Un sottofinanziamento che accomuna tutte le Regioni, tanto che i governatori riuniti mercoledì in seduta straordinaria hanno condiviso la posizione sulla Legge di Bilancio 2027-2029 chiedendo a gran voce a Governo e Parlamento di indirizzare ogni risorsa finanziaria disponibile a favore dell’incremento ulteriore del Fondo sanitario nazionale. Posizione, questa, condivisa dal Veneto. Ma opposizioni e sindacato insorgono chiedendo al presidente Alberto Stefani di far sentire la propria voce.
La posizione della Regione
Alla Conferenza delle Regioni era presente per il Veneto l’assessore al Bilancio Filippo Giacinti. Condivisa la posizione emersa dall’incontro: le risorse previste in manovra sulla sanità sono insufficienti e serve un incremento del fondo sanitario nazionale. «Tutte le regioni compreso il Veneto hanno chiesto un incremento 6 miliardi e 500 milioni del Fsn così come già richiesto da Schillaci», conferma l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, «La richiesta è stata ribadita anche mercoledì».
Le opposizioni
Intanto le opposizioni sono mobilitate, chiedendo una posizione più decisa da parte del presidente Stefani. Il Pd attacca il Governo sui fondi alla sanità con il capogruppo dem Giovanni Manildo e la vicepresidente della commissione Sanità Chiara Luisetto, che sollecitano la Regione a far sentire la propria voce per pretendere «risorse adeguate a tutela della nostra comunità». Nel mirino anche il bonus anziani che strizzerebbe l’occhio alla sanità privata, e la sospensione del bollo auto, definita una misura propagandistica che sottrarrebbe risorse regionali ai servizi essenziali.
«La salute è un diritto inviolabile e non una merce di scambio», concludono. Carlo Cunegato, capogruppo di Avs, sottolinea come in Veneto l’invecchiamento della popolazione comporti 60-70 milioni di costi aggiuntivi ogni anno: del tutto insufficiente lo stanziamento governativo. «Un fondo che cresce meno dei bisogni e dei costi inevitabilmente taglia i servizi», attacca il consigliere regionale chiedendo al presidente Stefani e all’assessore Gerosa di riferire in Consiglio regionale sulle risorse mancanti e sui servizi a rischio.
Elena Ostanel, consigliera regionale di Avs-Reti Civiche, chiede chiarezza sui conti della sanità veneta e sul bilancio regionale 2027-2029, approvato dalla Giunta ma non ancora trasmesso ai consiglieri. «Ci chiediamo con quali sforzi e sacrifici la Regione sia riuscita a garantire tutte le prestazioni sanitarie previste», osserva, sollecitando il governatore a «pretendere le risorse necessarie» dal Governo e a difendere gli interessi dei veneti.
Il sindacato
Sul tema della sanità interviene anche il sindacato. «In Veneto oltre 400mila persone rinunciano alle cure», denuncia la segretaria generale della Cgil regionale, Tiziana Basso, che segnala le difficoltà nel prenotare visite ed esami, anche a causa del ricorso al «galleggiamento». «Chi può permetterselo ricorre al privato, chi non può spesso rinuncia a curarsi», sottolinea. Basso critica il sottofinanziamento della sanità pubblica: i 2, 36 miliardi aggiuntivi previsti dalla manovra per il 2027 sono «del tutto insufficienti» e rischiano di tradursi in tagli ai servizi.
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