Scafista nascosto alla Caritas di Treviso: arrestato e subito liberato

Per il tribunale non erano sufficienti i documenti inviati dalla Dda di Palermo
Un barcone carico di migranti in un'immagine d'archivio. ''I trafficanti di migranti irregolari si stanno riorganizzando e scelgono nuove rotte e nuove modalita' di arrivo nel nostro paese per aggirare le norme''. Lo dice oggi Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione della Caritas. ''L' immigrazione e tutte le tematiche che, come la cittadinanza, riguardano questa materia - ribadisce Forti riferendosi alle polemiche sui giornali di questi giorni - creano forti tensioni politiche e rischiano di essere oggetto di strumentalizzazioni''. ANSA
Un barcone carico di migranti in un'immagine d'archivio. ''I trafficanti di migranti irregolari si stanno riorganizzando e scelgono nuove rotte e nuove modalita' di arrivo nel nostro paese per aggirare le norme''. Lo dice oggi Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione della Caritas. ''L' immigrazione e tutte le tematiche che, come la cittadinanza, riguardano questa materia - ribadisce Forti riferendosi alle polemiche sui giornali di questi giorni - creano forti tensioni politiche e rischiano di essere oggetto di strumentalizzazioni''. ANSA

TREVISO. Scafista e trafficante di uomini. Così gli investigatori definiscono M.D., un maliano di 27 anni, che da tempo si era mischiato tra i profughi di un centro d’accoglienza di Treviso. L’africano ha trovato rifugio tra le mura dell’edificio della Caritas di via Venier, un luogo tranquillo e insospettabile, per un personaggio che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, gestiva il traffico di esseri umani tra l’Africa e l’Italia. L’uomo, arrestato dagli agenti della questura di Treviso all’alba di Santo Stefano in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Dda di Palermo, è stato rilasciato due giorni dopo, perché la documentazione inviata dalla magistratura siciliana non era sufficiente, per il tribunale di Treviso, per giustificare la convalida del fermo. In altre parole, il giudice delle indagini preliminari di Treviso, che ne ha disposto la scarcerazione, in un sistema giuridico garantista come quello italiano, non ha potuto convalidare il fermo, pur non dubitando della fondatezza delle prove raccolte dagli investigatori, perché il materiale inviato da Palermo era insufficiente.

A carico di M.D. non ci sarebbero soltanto le testimoninze dei profughi trasportati in una cosiddetta “carretta del mare”, ma anche intercettazioni telefoniche e trasferimenti di denaro attraverso i “Money transfer” che proverebbero la sua appartenenza all’organizzazione di trafficanti di profughi. Le accuse a carico del giovane maliano che ha trovato alloggio alla Caritas del capoluogo della Marca sono pesantissime.

Secondo gli investigatori siciliani, che si occupano delle indagini sugli sbarchi dei profughi nelle coste siciliane, l’africano, in concorso con altri complici, il 30 maggio scorso, si sarebbe posto alla guida di un’imbarcazione salpata dalle coste della Libia, con trecento profughi africani, tra uomini donne e molti bambini, facendola attraccare sull’isola di Lampedusa. Il compito di M.D., una volta raggiunta l’Italia, non si sarebbe limitato a quello di scafista. Il maliano che si nascondeva a Treviso, secondo la Dda di Palermo, avrebbe fatto da intermediario tra i trafficanti africani che gestiscono il mercato di esseri umani e gli stessi i profughi sbarcati in Italia, mettendo in contatto questi ultimi con i loro familiari disseminati in ogni paese d’Europa.

In particolare, M.D., noto alle forze dell’ordine italiane anche con diversi alias, avrebbe organizzato viaggi dalle coste siciliane ad altre località italiane o all’estero mettendo in contatto i migranti con i loro familiari e recuperanrdo i soldi necessari per il successivo viaggio verso la meta finale dei profughi. Per il trasporto di ogni singolo migrante l’organizzazione di cui faceva parte M.D. avrebbe preteso 1200 dollari per il trasporto dalle coste libiche a quelle siciliane ed altrettanti per il viaggio dalla Sicilia verso la meta finale. Non solo. L’organizzazione di cui M.D fa parte avrebbe favorito anche la fuga dei migranti dai centri di accoglienza italiani verso i paesi del Nord Europa Un “servizio” pagato profumatamente sulla pelle di disperati in fuga da guerra e povertà.

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