Scambio delle provette a Ostetricia L'ospedale tace sul risarcimento

Risvolti sconcertanti nella vicenda della giovane alla quale, in Divisione ostetrica, è stato impiantato un seme diverso da quello del marito. Il legale della donna: "Neanche un’offerta dall’Azienda ospedaliera, faremo una causa civile"
La sede della divisione di Ostetricia e Ginecologia
La sede della divisione di Ostetricia e Ginecologia
PADOVA.
Due volte vittima. Prima di quello scambio di provette che ha fatto sì che venisse inseminata con il seme dell’uomo sbagliato, poi del silenzio di chi, pur ammettendo lo sbaglio, fino ad oggi si è ben guardato dall’offrirle un risarcimento per il danno subito. La donna, all’epoca trentatreenne, era entrata negli ambulatori di via Giustiniani per coronare il sogno di diventare madre.


Ma, poche ore dopo l’intervento, è stata gettata nella disperazione dalla telefonata che le ha comunicato che il seme impiantato non era quello del marito, ma di uno sconosciuto. Sono trascorsi oltre 10 mesi da quel giorno, ma la giovane vittima dell’errore medico non ha ancora visto l’ombra di un quattrino per il danno subito. L’Azienda ospedaliera è stata fulminea nell’ammettere lo scambio di provette avvenuto nell’ambulatorio di procreazione medicalmente assistita della Divisione ostetrica. Altrettanto solerte nel porgere le proprie scuse alla vittima dello sbaglio. Ma pare sia restia ad aprire i cordoni della borsa.


Matteo Mion, avvocato del foro di Padova che tutela gli interessi della casalinga padovana, è sconcertato per il silenzio. L’unica mossa dell’Azienda ospedaliera è stata una visita medico legale, effettuata da Anna Aprile lo scorso 7 maggio. «Nulla di più - spiega Mion - Data l’ammissione immediata da parte dell’ospedale del palese errore, mi chiedo perché si debba ancora prolungare la sofferenza di questa donna. Ero certo che l’Azienda in poche settimane avrebbe fatto una proposta per evitarle di sobbarcarsi un nuovo contenzioso, avendo ammesso lo sbaglio. Ora, vista la situazione di stallo, credo sarà difficile non dover affrontare una causa civile».


Mion ha richiesto 445 mila euro di risarcimento per la propria assistita, 209 dei quali per danno biologico. Tutto è caduto nel vuoto, non è stata fatta alcuna controproposta: si allontana quindi l’ipotesi di una soluzione stragiudiziale del problema. «Mi chiedo il motivo di questo tergiversare - continua Mion - Immagino sia interesse dell’Azienda chiudere la questione in breve tempo. Se continueranno con questa tattica attendista si profilerà anche il danno erariale, perché dovranno corrisponderci anni ed anni di interessi oltre alla cifra che i giudici stabiliranno quale indennizzo». I periti di parte hanno stabilito che il danno subito dalla donna è da considerarsi alla stregua di quello della vittima di uno stupro.

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