Siccità, Zaia dichiara lo stato di crisi

VENEZIA. La dichiarazione dello stato di crisi idrica è arrivata con le prime gocce di pioggia. Verrebbe da sorridere, non fosse che, evidentemente, la perturbazione che in queste ore sta attraversando il territorio non è ritenuta sufficiente a dissetare i corsi d’acqua del Veneto. E le prospettive sono tutt’altro che rosee. Ecco perché, come annunciato qualche giorno fa, ieri, dopo la riunione di Giunta, Luca Zaia ha firmato l’ordinanza che prevede una serie di interventi per fronteggiare le anomale condizioni meteorologiche che hanno portato a una situazione di grave insufficienza nei bacini idrici, con ripercussioni negative - ma al momento non ancora emergenziali - sui livelli delle falde sotterranee e, quindi, sugli approvvigionamenti potabili.
In sostanza, si comincia con una riduzione del 40% dell’acqua destinata all’agricoltura, «con precedenza alle colture più bisognose» come spiega l’assessore all’Ambiente Maurizio Conte e il divieto, su cui vigileranno i sindaci, di lavare automezzi al di fuori degli impianti autorizzati e di irrigare il verde pubblico e privato. Chiuse anche le fontane ornamentali a getto continuo, mentre sui pozzi a salienza naturale dovranno essere installati dispositivi di regolazione per impedire l’erogazione d’acqua a getto continuo, limitandola ai soli periodi di effettivo utilizzo. Non solo: esplicito l’invito ai gestori degli acquedotti di rinviare tutti gli interventi di manutenzione che comportano spreco di acqua, fatti salvi quelli necessari per motivi di igiene pubblica.
Il provvedimento resterà in vigore fino al 30 aprile, con monitoraggi continui, ferma restando la possibilità di intervenire con modifiche, su cui nessuno sembra riporre troppe speranze, in relazione all’andamento meteorologico. Ai primi di maggio, quindi nuove verifiche, anche con Friuli e Trentino Alto Adige, già coinvolti sul fronte del contingentamento delle risorse. «Ora il problema più grosso riguarda l’acqua in superficie, ma potrebbe arrivare in falda, con rischi seri sull’acqua potabile» prosegue Conte.
L’ordinanza prevede quindi deroghe ai valori del deflusso minimo vitale, «sussistendo gravi esigenze di approvvigionamento per il consumo umano e per utilizzazioni irrigue nei bacini dei fiumi Piave, Brenta e Adige». Questo comporta una riduzione del 50% dei valori del deflusso da garantire a valle dei punti di ricezione idrica in tutto il territorio regionale, salvo dove diversamente specificato. Nel bacino del Piave, ad esempio, il prelievo verrà ridotto del 40% come previsto nei casi di siccità grave. Per gli altri bacini, la riduzione del 40% delle portate dovrà essere riferita a quella complessiva del sistema. Diversamente, nel bacino dell’Adige si punta a garantire la portata minima di 80 metri cubi al secondo a Boara Pisani per assicurare l’efficacia della barriera di contrasto della risalita del cuneo salino alla foce, a tutela dei prelievi acquedottistici e irrigui. Secondo quanto previsto dall’ordinanza, per consentire l’accumulo, l’Enel produzione, gestore degli invasi idroelettrici di S.Croce, Mis e Pieve di Cadore, provvederà a trattenere integralmente la risorsa idrica ottenuta con le riduzioni realizzate nel nodo di Nervesa della Battaglia, nelle sezioni di diga Bastia, Valle di Cadore e Pontesei, nelle sezioni di La Stanga e Mis e in quella di Pieve di Cadore. Nell’alveo del Piave dovrà comunque essere garantita una portata di minimo deflusso vitale, a valle della traversa di Nervesa della Battaglia, di almeno 3 metri cubi al secondo. Enel Green power, gestore dell’invaso idroelettrico del Corlo, provvederà a trattenere integralmente la risorsa idrica del Torrente Cismon, ad eccezione della sola portata del deflusso minimo vitale. Ancora, nel provvedimento, all’Autorità di bacino del Po è richiesto di stabilire in 450 metri cubi al secondo il valore della portata di minimo deflusso vitale da garantire nella sezione di Pontelagoscuro. Per i bacini di Adige, Brenta-Bacchiglione, Livenza e Tagliamento, appositi tavoli di coordinamento tecnico tra i titolari di prelievi dal corso d’acqua interregionale armonizzeranno le limitazioni ai rispettivi quantitativi prelevabili secondo criteri di «equo utilizzo». Le verifiche sui prelievi saranno curate dall’Arpav mentre quelle di sorveglianza sulle disposizioni sono demandate alle Unità di progetto del Genio civile.
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