Alla guida di un trattore muoiono cento persone l’anno, l’esperto: «Non sono giocattoli»
Marino Biscaro, esperto di sicurezza stradale: «Sono macchine operative, da lavoro, non dimentichiamolo mai, ciò significa che per quello vanno usate, osservando tutte le cautele del caso»

Tra il 2021 e il 2024 in Italia non si è spezzata la catena di oltre cento morti all’anno per incidenti con i trattori, con picchi di 140 morti. Un numero iperbolico nell’immaginario comune, eppure nel mondo agricolo drammaticamente all’ordine del giorno.
Parola dell’Osservatorio indipendente sulle morti da ribaltamento dei trattori, autorevole fonte in materia, fondata nel 2008 dal dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’università Statale di Milano per volontà del professore Domenico Pessina.
Di fatto, è un dossier degli infortuni rintracciati sui giornali di tutto il Paese, corredato dalle circostanze e modalità in cui si sono verificati i sinistri. Per chi guida un trattore, il maggiore rischio e causa di morte risulta è proprio legato al ribaltamento e allo schiacciamento.
«Il trattore è un veicolo decisamente meno stabile di un’automobile», dice innanzitutto Marino Biscaro, ex professore alle superiori ed esperto di sicurezza stradale. Da tempo si dedica a incontrare i ragazzi proprio per metterli al corrente dei rischi che corrono quando si mettono alla guida.
«Il trattore è un mezzo di trasporto dal baricentro più alto di un’auto e ha una coppia motrice», inquadra,«caratteristiche per conformazione lo rendono più instabile».
Per legge,tutti i trattori venduti dal 1974 devono essere dotati di roll-bar, una protezione che spesso manca, per vetustà del mezzo o perché rimossa.
«La struttura metallica è mutuata dal mondo della Formula1, dei Rally», ricorda Biscaro, «protegge chi è alla guida nell’abitacolo, tenendolo nella posizione corretta. Nei casi di incidenti più estremi,fa tutta la differenza tra la vita e la morte. Certamente le cinture di sicurezza devono essere allacciate, altrimenti il roll-bar non fa il suo servizio, il suo beneficio si vanifica. Non avendo i trattori, inoltre, una cabina come quella delle auto,questo arco funge a tutti gli effetti da salvavita. Se non c’è,il mezzo eventualmente ribaltato più spesso diventa una trappola».
Altro elemento da considerare per viaggiare sicuri è il rispetto del numero di passeggeri omologati a bordo. Rispetto ai trattori, Biscaro, che parla ai ragazzi nelle scuole di prevenzione e sicurezza stradale, invita soprattutto a considerare la finalità di questi mezzi di trasporto: «Sono macchine operative, da lavoro, non dimentichiamolo mai», evidenzia, «ciò significa che per quello vanno usate, osservando tutte le cautele del caso. Le sospensioni nei trattori sono più rigide che nelle macchine progettate per la strada. Tradotto, quando si incontra per esempio una buca, si viene sbalzati più facilmente, e il volante subisce delle vibrazioni anomale che possono depistare e vanno compensate con una guida accorta e specifica».
«La stessa frenata va modulata», aggiunge, «altrimenti si bloccano le ruote. Ogni operazione, ogni manovra, questa è la premessa, deve essere oltretutto eseguita sempre a velocità limitata. Questo cerco di far comprendere ai giovani che incontro nelle classi. Non sono giochi, sono mezzi nati per operazioni di campagna».
La missione di Biscaro è evitare che le famiglie continuino tragicamente a piangere la morte per incidente stradale dei propri figli quando ormai è troppo tardi: «Le più frequenti avvengono in moto»,nota, «come comunità dobbiamo intercettare prima i nostri ragazzi, concretizzare gli sforzi per far capire loro come si fa a non morire così a vent’anni».
Il docente non entra nel merito della morte di Michele Cecconi, alla guida del trattore su cui viaggiavano con lui altri tre giovani,finito in un fosso a Ca’ Noghera la notte tra venerdì e sabato 5 settembre.
«Non deve più verificarsi nulla di simile», dice soltanto,prima di passare a termini assoluti: «Se non si è del mestiere, non va presa nessuna confidenza con questa tipologia di mezzo che necessita di una scuola guida appropriata».
«Sempre a titolo generale, ribadisco alle giovani generazioni che la velocità usata male è molto stesso causa della problematica, così come la distanza di sicurezza dal mezzo che precede non rispettata. Sono i fondamentali della guida, ma è frequente sfuggano. Mantenere rigorosamente la destra, altra prassi essenziale», sottolinea, «evitando però il bordo strada. Soprattutto nel caso di mezzi pesanti, può cedere la banchina. Chiaramente, pensando alla mole di un trattore, le conseguenze sono ancora più vistose e violente».
Le incertezze aumentano nello scenario notturno, su strada o fuori strada. «Mettersi al volante quando è buio, è un azzardo ulteriore, anche se si hanno i fanali accesi. Con i giovani battiamo molto anche su questo aspetto», precisa l’esperto. Descrive il suo contributo alle scuole come un «dono esperienziale». «Quello nutrito dai casi di cronaca e dall’esperienza diretta che i ragazzi non hanno».
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