Stay Veneto, stipendi fino a 2.300 euro per trattenere i giovani talenti
La Regione punta a offrire tra 2.220 e 2.300 euro netti al mese ai giovani ricercatori attraverso il progetto Stay Veneto. Sul tavolo 30 milioni di euro all’anno, con l’obiettivo di coinvolgere università, imprese e fondazioni bancarie e contrastare la fuga dei talenti all’estero

Si ragiona su valori, per lo stipendio di ingresso, entro una forbice tra i 2.220 e i 2.300 euro netti. Sono queste le cifre che il prossimo 16 novembre il presidente Alberto Stefani vorrebbe portare al tavolo con i rettori delle Università della regione: appuntamento decisivo per mettere a terra il progetto Stay Veneto, dopo la sua presentazione della settimana scorsa. Iniziativa da 30 milioni di euro all’anno – tutti fondi comunitari – di cui 10 per compensare con dei bonus i 1.500 studenti veneti più validi e 20 per trattenerli in Veneto, attraverso lo strumento dei dottorati industriali.
I dottorati industriali
Esistono già in Danimarca, dove il governatore li ha recuperati per portarli da queste parti. Quanto alle cifre, invece, il modello seguito è quello francese. Obiettivo: trasformare il Veneto in una regione nella quale fermarsi.
Si comincia da una dotazione di partenza di 20 milioni di euro, appunto, ma non è fantascienza immaginare un raddoppio pressoché immediato di questa somma. Con una quindicina di milioni, magari, che potrebbero arrivare dal sistema delle imprese legato a Confindustria e altri 5 milioni dalle fondazioni bancarie del Veneto. Per un totale, quindi, di 40 milioni all’anno – e più, se il progetto dovesse decollare, innervandosi in maniera strutturale nel nostro sistema di istruzione ed economia, diventando un asset standard per gli investimenti di questo genere – da distribuire entro una platea di circa 1.500 studenti, tra neolaureati e diplomati negli Its del territorio.
Anche perché, oltre chiaramente ai giovani, i primi a guardare interessati a questo progetto potrebbero essere gli imprenditori stessi, che da tempo lamentano l’assenza di giovani professionisti da assumere.
Le risorse
I soldi della Regione ci sono, però adesso mancano gli altri. Da parte delle fondazioni bancarie – che comunque, sul tema giovani, già investono parecchio e da tempo – c’è disponibilità quantomeno a discuterne: la sede dovrebbe essere quella della Consulta delle fondazioni del Triveneto, come confermato dal presidente Bruno Giordano: «Le nostre porte sono aperte e siamo senz’altro disponibili a valutare insieme questa iniziativa».
Passando invece all’altra parte, quella delle imprese, il blitz per tentare il loro coinvolgimento potrebbe essere il 19 novembre, a Padova, in occasione dell’assemblea regionale di Confindustria. Poi, eventualmente incassata anche la disponibilità da parte delle imprese – in Regione, sul punto, filtra un prudente ottimismo – si potrà passare alla “fase due” del progetto, quella più operativa, mappando le aziende disponibili e mettendole in rete con gli atenei. Sfruttando le reti innovative regionali, irradiando i possibili benefici: per i giovani, ma anche in generale a livello di ricerca e sviluppo, di nuove competenze e trasferimento tecnologico. Tra le ipotesi in cantiere, anche la creazione di un marchio StayVeneto per tutte le aziende che decidono di investire nei giovani, con ricadute positive anche da un punto di vista mediatico.
Gli stipendi di partenza
Ma tutto questo è contorno di un progetto il cui fulcro risiede nelle cifre. In quei 2.200 - 2.300 euro di stipendio base, pensato per ricercatori neolaureati o per diplomati negli Its, che peraltro si ritroverebbero immediatamente inseriti nel mondo del lavoro, con un’alta probabilità di restare in quelle stesse aziende, una volta terminata l’esperienza del dottorato.
E sono cifre importanti, in un Paese i cui dottorandi sono tra i meno pagati d’Europa, con una retribuzione media lorda – i dati sono riferiti al 2025 – di 16.243 euro, pari a poco più di 1.000 euro netti al mese. E si capisce allora perché tanti dei nostri studenti migliori decidano di migrare fuori dall’Italia, spesso scegliendo i Paesi del Nord Europa, dove le retribuzioni raggiungono livelli di tre volte (e anche oltre) superiori: si pensi per esempio ai 50.800 euro annui guadagnati dai dottorandi in Belgio, ai 55.500 della Germania e ai 58.000 della Danimarca.
Ecco, l’obiettivo che muove palazzo Balbi è quello di avvicinarsi a queste cifre. Per rendere il Veneto una regione non solo nella quale volersi fermare, ma anche nella quale fermarsi possa risultare conveniente.
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