Stop al cemento, coro di sì alla proposta di Zaia

VENEZIA. «Basta case, basta cemento». La svolta del governatore Luca Zaia, consegnata domenica in un’intervista al nostro giornale, non cade nel vuoto. Anzi. Ma adesso tutti vogliono «vedere» le carte: un po’ perché più nessuno si fida dei politici, un po’ perchè Zaia ha fama di bravissimo annunciatore. «Prendo per buono l’impegno del presidente di Regione – ammette Marco Michielli, presidente di Confturismo Veneto –. Al netto delle polemiche politiche, al netto del fatto che se ne sia accorto tardi, al netto di eventuali secondi fini, siamo pronti a discuterne. Dobbiamo cominciare a fare un uso più intelligente del territorio, impedire gli sgorbi che abbiamo fatto con i Piruea, premiare chi restituisce terreni all’agricoltura e chi costruisce bene sostituendo le cubature esistenti. Noi diciamo a Zaia: siam qui, pronti a discuterne, senza paraocchi. Faccia una proposta concreta e noi ci saremo».
Anche l’associazione dei costruttori si dichiara d’accordo con lo stop al cemento: «Il presidente dice ciò che noi andiamo dicendo da tempo – aggiunge Luigi Schiavo, presidente di Ance Veneto –. Siamo d’accordo con una moratoria che porti alla riconversione delle aree degradate e alla sostituzione delle cubature. Zaia non ha tutti i torti quando dice che i Comuni hanno usato i piani regolatori, purtroppo, anche per fare cassa. Ma adesso questa logica è finita e bisogna davvero ripensare al territorio in maniera completamente diversa, anche per ragioni meramente economiche. Ci sono certi insediamenti residenziali ed industriali che non hanno davvero più mercato».
Ma la conferma più pesante alle parole di Luca Zaia arriva dal vicepresidente della giunta regionale, Marino Zorzato, considerato - a torto o a ragione, anche perchè assessore all’urbanistica - il più sensibile alle tesi del partito del mattone nel Veneto. «Il tema lanciato da Zaia esiste, il problema è come tradurlo in norma senza ledere a diritti acquisiti ed esporsi a spiacevoli contraccolpi. Bisogna ammettere che esiste un eccesso di patrimonio edilizio, frutto anche della facile finanziabilità degli scorsi anni. Adesso, complice la crisi, siamo passati all’estremo opposto. In qualche maniera bisogna uscirne».
Zorzato ammette di averne parlato, tempo fa, con il presidente e di essere da tempo alla ricerca di uno strumento normativo che possa reggere il colpo: «Perchè, è inutile nasconderlo – aggiunge il vicepresidente – ma questa nuova filosofia sposta interessi e la cosa va tenuta insieme, dobbiamo impedire contraccolpi. La sfida è come ri-pianificare il Veneto, passando dal primato dello sviluppo al primato del paesaggio, con una nuova attenzione al territorio. Abbiamo un anno decisivo davanti, con il riordino delle Province e delle competenze, anche in materia urbanistica. Stiamo studiando, immaginando dei percorsi e dei metodi possibili. Non ci sono esempi analoghi in Italia, siamo disposti anche a fare da laboratorio di una nuova filosofia. Personalmente, ritengo che è meglio un piano in più piuttosto che un lotto in più. Poi leggo cose che, invece, non stanno né in cielo né in terra: come il sindaco di Padova che cita, a sproposito, il piano casa. Quarantamila pratiche di ampliamento hanno consentito di muovere l’economia ma anche di risparmiare altrettanti lotti, perchè usati per ampliare fabbricati esistenti». Quanto ai tempi del nuovo Piano territoriale di coordinamento, Zorzato è ottimista: «Credo che entro l’anno si possa arrivare all’adozione in giunta regionale».
Chi non crede assolutamente alle parole del governatore è invece Elvio Gatto, portavoce dei comitati contro la Superstrada Pedemontana: «Zaia fa il paladino dell’ambiente e poi fa l’esatto contrario. Cos’ha in serbo dopo questa uscita ferragostana? Zaia è quello che, cinque giorni dopo aver parlato di difesa del paesaggio, è andato a inaugurare i lavori della Pedemontana, che è un regalo ai cavatori». «Dov’è stato in tutti questi anni il presidente Zaia?–accusa Luigi Calesso, dell’associazione Un’altra Treviso – : ha governato la Provincia di Treviso e la Regione Veneto senza dare mai alcun segno di aver compreso come fosse chiarissimo che la cementificazione del territorio poteva e doveva cessare. Già questo mette in serissima crisi la credibilità della “conversione” del presidente Zaia, che propone di bloccare quei settori dove c’è scarso interesse in cambio del via libera a quelli che suscitano maggiori appetiti». Calesso teme che gli speculatori, d’ora in poi, concentrino i loro appettiti sul «miele». Che in questo momento porta i nomi di Veneto City, Ikea a Verona e Casale, polo industriale di Barcon, Quadrante Tessera, autodromo di Vigasio (Verona).
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