Strage del bus di Mestre, l’associazione vittime della strada: «Con i patteggiamenti niente processo pubblico»
A tre anni dalla tragedia del 3 ottobre 2023, l’Aifvs interviene sulle richieste di patteggiamento dei sette imputati. L’associazione chiede che siano approfondite anche le responsabilità legate a progettazione, manutenzione e sicurezza del cavalcavia Vempa

"A tre anni dalla tragedia, la prospettiva dell'accoglimento delle richieste di patteggiamento rischia di precludere un pubblico dibattimento idoneo a fare piena luce sia sulle responsabilità individuali, sia sugli aspetti legati alla manutenzione e sicurezza dell'infrastruttura stradale".
Lo afferma in una nota l'Associazione italiana familiari e vittime della strada (Aifvs), in vista dell'udienza del 7 ottobre in cui il gip del Tribunale di Venezia valuterà le richieste di accordo avanzate dai sette imputati per omicidio stradale plurimo in merito alla strage del cavalcavia di Mestre del 3 ottobre 2023.
Quel giorno un bus elettrico sfondò la protezione laterale della rampa del cavalcavia Vempa e precipitò. Morirono 22 persone, tra cui due bambini e una ragazzina minorenne. I feriti furono 14.
"Se le richieste verranno accolte, non si celebrerà alcun dibattimento: nessun confronto pubblico tra le parti sulla ricostruzione dei fatti, nessun accertamento pieno delle responsabilità", commenta la presidente di Aifvs Giuseppa Cassaniti. Il 9 ottobre 2023 l'associazione aveva depositato un esposto ma, afferma Cassaniti, "ad oggi la Procura non ha dato alcuna evidenza di riscontro. Nessuna comunicazione sul suo esame, nessuna indicazione sulla sua acquisizione al fascicolo, nessun coinvolgimento del nostro consulente tecnico. Su una strage di questa portata, il silenzio è inaccettabile".
Per questo l'associazione, oltre a richiedere un riscontro di quell'esposto, chiede che nel valutare le richieste di patteggiamento si tenga conto delle segnalazioni tecniche e delle istanze delle persone offese e che le responsabilità legate alla progettazione, alla manutenzione e alla gestione delle infrastrutture stradali siano accertate fino in fondo. "Se la strage è stagnante - conclude Cassaniti - la responsabilità è anche legata alla sottovalutazione dei diritti delle vittime".
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








