Stress test, promosse con riserva Popolare Vicenza e VenetoBanca

TREVISO. Promosse, bocciate o rimandate a primavera? Il giorno dopo la comunicazione degli esiti degli stress test della Banca centrale europea, nel mondo bancario del Nordest va in scena la corsa a minimizzare i risultati di Francoforte. «Siamo stati promossi» sintetizzano i comunicati stampa ufficiali. Ma la Bce, che ha esaminato i bilanci al 31 dicembre 2013, dice che nove banche italiane non sono abbastanza patrimonializzate: tra queste le venete Banco Popolare, Veneto Banca e Popolare Vicenza. Le ultime due saranno sottoposte tra sei mesi a una nuova valutazione: la Bce dovrà valutare se le mosse compiute negli ultimi nove mesi siano o meno sufficienti a rientrare nei parametri della vigilanza europea. Entrambe le banche assicurano di sì, visti i corposi aumenti di capitali e operazioni straordinarie compiute negli ultimi mesi.
Stiamo alle fonti istituzionali. Banca d’Italia scrive: «Alla fine del 2013 nove banche italiane presentavano potenziali carenze di capitale» (tra queste ci sono il Banco Popolare, Popolare Vicenza e Veneto Banca). E ancora: «Se si tiene conto degli aumenti di capitale perfezionati tra gennaio e settembre le potenziali esigenze di capitale interessano quattro banche» (tra le venete solo la Pop Vicenza, che non a caso sabato ha riunito un Cda urgente).
In estrema sintesi, i risultati sorridono a Banco Popolare e, in misura minore, a Veneto Banca, che acciuffa d’un soffio una promozione grazie al rafforzamento patrimoniale compiuto negli ultimi mesi. I risultati risultano sgraditi e inattesi a Popolare Vicenza, nonostante il presidente Gianni Zonin faccia ampio sfoggio di soddisfazione. Banco Popolare si colloca al quarto posto tra le banche italiane per eccedenza di capitale: 1,2 miliardi, dietro a Intesa, Unicredit e Ubi. Alla fine dell’anno scorso mostrava una carenza patrimoniale di 34 milioni, ampiamente recuperata dal maxi aumento di capitale da 1,5 miliardi. Nello scenario peggiore, definito «avverso», l’indice Cet1 sarebbe dell’8,29%.
Veneto Banca, su cui si erano addensate le maggiori preoccupazioni della vigilia, supera d’un soffio l’indice di scenario avverso con un Cet 1 da 5,6% (la soglia minima è di 5,5%). Merito dell’aumento di capitale compiuto quest’estate e della conversione anticipata di un bond. Il residuo finale è di «appena» 24 milioni: «Le nuvole si stanno dirandando, tra poco si vedrà il sole» il commento di Montebelluna. Banca Popolare Vicenza, che sabato ha riunito il Cda per convertire anticipatamente un bond da 253 milioni, riesce a superare l’asticella solo grazie a quest’ultima decisione. Registra un residuo attivo di 34 milioni e lo scenario avverso porterebbe a superare di poco la soglia di sicurezza. Infine l’Iccrea, l’istituto centrale che ha in pancia le trenta casse rurali venete. La sua eccedenza di capitale in caso di scenario avverso è di 256 milioni.
A partire dal 4 novembre, le quindici maggiori banche italiane saranno sottoposte alla Vigilanza della Banca centrale europea. Per Carige e Mps, che in pancia gli sportelli ex Antonveneta, un autunno di scelte radicali.
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