Studio sugli effetti del ritardo nella vaccinazione delle gestanti

lo studio
Vaccinarsi contro il Covid è di fondamentale importanza per le donne in gravidanza. Mai come ora la comunità scientifica tutta spinge perché chi è incinta non perda un minuto in più e corra a farsi vaccino. Alla luce delle nuove varianti emerge con forza il fatto che le gestanti, così come i bambini, rientrino nella popolazione vulnerabile.
Proprio per analizzare e valutare l’impatto delle nuove varianti su queste categorie l’Università degli studi di Padova e la Fondazione Penta hanno avviato insieme il progetto Verdi (SARS-CoV-2 variants Evaluation in pRegnancy and paeDIatrics cohorts). Un progetto che ha subito ottenuto l’approvazione della Commissione europea, che l’ha finanziato con un fondo di 10 milioni di euro.
Purtroppo bambini e donne in gravidanza sono passati in secondo piano durante questa pandemia e probabilmente saranno gli ultimi ad essere vaccinati, di fatto diventando una popolazione ad alto rischio di sviluppare nuove varianti del virus SARS-CoV-2. Finora i bambini hanno infatti sviluppato la malattia soprattutto in forma lieve e asintomatica, mentre le donne in gravidanza sono state raramente un veicolo di trasmissione del virus al feto. Ma con l’emergere delle varianti le cose sono cambiate ed è sorta quindi la necessità di capire quale sia l’impatto dell’infezione su questa popolazione e quale il suo ruolo nella trasmissione del virus in famiglia, a scuola e in altri contesti di vita.
«La ricerca sul Covid 19 nei bambini è partita con enorme ritardo, nella falsa convinzione che i bambini non fossero coinvolti e non fossero importanti per capire le dinamiche della pandemia» ha detto Carlo Giaquinto, professore dell’Università di Padova e presidente della Fondazione Penta Onlus «È estremamente importante che venga finalmente riconosciuto il ruolo chiave che i bambini e gli adolescenti giocano nell’epidemia e che comprendiamo la storia naturale dell’infezione in età pediatrica, con particolare riferimento alle conseguenze dell’infezione a lungo termine».
Bambini ma anche donne incinte. «Inizialmente non c’erano dati sulla vaccinazione in gravidanza, oggi invece ci sono dati molto solidi che dicono che il vaccino è sicuro ma soprattutto che l’infezione da Covid in gravidanza è molto pericolosa per la mamma e per il bambino». Contrarre il virus in questa fase della vita è molto rischioso per due aspetti: «Perché il bambino può nascere prematuramente, con tutti i problemi del caso, e perché se l’infezione è contratta alla fine della gestazione può essere passata al bimbo».
Se in generale si usa dire che meno cose si fanno in gravidanza meglio è, nel caso dei vaccini non è proprio così. «Come sono fondamentali nelle gestanti i vaccini contro influenza e pertosse, così lo è quello contro il Covid. Gli anticorpi che produce la mamma attraversano la placenta e proteggono anche il neonato».
Purtroppo però ancora molte donne sono scettiche e nonostante siano in dolce attesa non si sono vaccinate. «Un numero significativo ha ancora timore a vaccinarsi». Una gravida vaccinata, secondo uno studio pubblicato su Nature da un gruppo israeliano parte del progetto Verdi, non solo non svilupperebbe la malattia ma eviterebbe proprio l’infezione: «Secondo questo studio il 96% delle gestanti vaccinate non sviluppa l’infezione da 2 a 7 mesi dopo la seconda dose».
Il gruppo di ricerca del progetto Verdi, composto da 22 centri di eccellenza in Europa, Usa, Sudafrica, Caraibi, Medio Oriente, Asia, ha l’obiettivo di studiare i meccanismi di sviluppo e di diffusione delle varianti e il loro impatto sulla salute di donne e bambini, fornendo così informazioni utili al controllo di questa infezione nei diversi contesti geografici e al miglioramento delle strategie vaccinali.
Il consorzio condividerà dati sulle varianti del coronavirus provenienti dalle cartelle cliniche dei pazienti, da studi sulla trasmissione domestica e da programmi di screening, che verranno analizzati in maniera armonizzata tra centri di ricerca in diverse parti del mondo. —
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