Taglio dei vitalizi in Veneto a rischio 90 ex deputati «Fico va fermato»
PADOVA
Ci sono i “padri” della prima repubblica nell’elenco dei deputati sulla cui testa pende la spada di Damocle del taglio dei vitalizi, cavallo di battaglia del M5S. La delibera del presidente della Camera, Roberto Fico, non è ancora stata approvata ma già si annuncia battaglia perché gli ex parlamentari considerano una loro prerogativa inalienabile incassare l’assegno senza decurtazioni in quanto «si tratta di un diritto acquisito su cui nessuno può intervenire: né il presidente della Camera, né il Parlamento con una legge di riforma ad hoc», come ha precisato l’ex senatore Paolo Giaretta, che vede come sbocco naturale il ricorso alla Consulta mentre Settimo Gottardo liquida la faccenda con una battuta: «La delibera di Fico è solo propaganda. No comment».
In ballo c’è un risparmio di 40 milioni l’anno ma i 1405 ex deputati sono pronti a dare battaglia, sostenuti dal loro presidente Antonello Falomi che ha annunciato una class action contro l’ufficio di presidenza di Montecitorio. In Veneto la sforbiciata riguarda 90 ex parlamentari, con due big di primo livello: Carlo Fracanzani e Gianni De Michelis, con vitalizio di 5400-5500 euro al mese. L’ex ministro Dc, padre della legge che ha salvato i Colli Euganei dalla devastazione delle cave, si dimise il 27 luglio 1990 con altri 4 colleghi dal governo Andreotti in segno di protesta contro la legge Mammì sull’editoria. Due anni dopo arrivò la bufera di tangentopoli che travolse la Dc e il Psi, con l’allora ministro degli Esteri Gianni De Michelis al centro delle inchieste di Venezia per il patto con i dorotei di Bernini e Cremonese. Ma allora non soffiava il vento “anticasta” dei grillini che sta portando, 30 anni dopo, alla “rivoluzione dei vitalizi” che penalizzerà chi ha maturato una sola legislatura: il nuovo assegno con il sistema contributivo scenderà a 900 euro al mese contro i 2. 200 attuali.
La prima sforbiciata porta la firma di Mario Monti con la spending review del 2012 mentre l’ex presidente della Camera Laura Boldrini ha abolito i vitalizi agli ex deputati con sentenza passata in giudicato e a farne le spese, oltre a Cesare Previti, è stato Toni Negri, l’ideologo di Autonomia Operaia, riparato in Francia dopo la sua elezione a Montecitorio nel 1983 con i radicali di Pannella. A leggere l’elenco dei vitalizi (che compare sul sito de l’Espresso e di altri quotidiani) emerge una fotografia dell’Italia bipolare, con Dc e Pci a farla da padrona, mentre la Lega metteva salde radici.
Valga per tutti il caso di Franco Rocchetta e Marilena Marin, fondatori della Liga-Lega veneta, consiglieri regionali e poi deputati, epurati da Bossi: per la coppia assegno di 5 mila euro. Tra i volti meno conosciuti quello della sociologa Laura Baldo, ex ministro nel governo Prodi, con bonus di 2900 euro. Nell’elenco c’è un po’ di storia politica. Si parte dai fratelli Marco e Michele Boato: il primo, sempre eletto a Trento, fondatore di Lotta continua con Mario Capanna, riceve un vitalizio di 5590 euro; Michele invece ha guidato i Verdi in Veneto con Bettin e incassa 2000 al mese. Tra i «padri» della Repubblica due ex Pci-partigiani: Franco Busetto ed Emilio Pegoraro, che dopo aver festeggiato i 90 anni insegnano ai giovani l’abc dell’antifascismo. A Venezia la lista dei vitalizi da 5 mila euro è aperta dall’ex ministro Cesare De Michelis, al cui fianco compare Laura Fincato e un gradino più sotto l’ex sindaco Mario Rigo, mentre Massimo Cacciari si ferma a 3000 euro. A Treviso, dopo il Dc Lino Armellin e la Pci Paola Buttazzoni, compare l’eterno “supersindaco”: Dino De Poli, con 2. 152 euro al mese. “Argent de poche” per il re di Cassamarca.
Tirate le somme, i vitalizi dei parlamentari veneti costano 321 mila euro al mese, che diventano 4,5 milioni l’anno per le casse di Camera e Senato. Che fine farà la riforma di Fico? —
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