Tanko, presto nuove perizie sui cannoncini
ROVIGO. I due cannoncini sistemati alla sommità del tanko trovato il 2 aprile del 2014 a Casale di Scodosia non sono «armi da guerra, né tipo guerra». I consulenti del gip Pietro Mondaini lo hanno confermato ieri in aula durante l’incidente probatorio, che mirava a dimostrare se con quel carrarmato artigianale, gli indipendentisti dell’Alleanza veneta, accusati di associazione finalizzata al tettorismo, erano in grado di colpire. Ma gli esperti balistici del Ris di Parma, durante l’udienza di ieri mattina in tribunale a Rovigo, hanno anche sottolineato che i due cannoni erano in grado di sparare e di danneggiare una spessa lastra di vetro. Dal canto suo il pubblico ministero Sabrina Duò dovrà valutare prima dell’udienza preliminare di settembre, se disporre ulteriori accertamenti sul tanko e precisamente sulla sua capacità di resistere a un attacco o se modificare il capo d’imputazione, procedendo con l’accusa di «costruzione di arma comune da sparo». Non appare al momento verosimile che la procura voglia archiviare la posizione dei 17 indagati, visto che comunque nella costruzione del carrarmato è stata dimostrata non solo perizia, ma anche potenzialità offensiva.
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