Terzo mandato ai governatori, respinto l’emendamento
Con 16 voti contrari in commissione Affari costituzionali, la proposta della Lega è stata respinta

Respinto l'emendamento della Lega al dl elezioni sul terzo mandato per i governatori delle regioni. In commissione Affari costituzionali, dove il provvedimento è all'esame, si sono espressi contro la proposta di modifica leghista, Fratelli d'Italia e Forza Italia sostenuti da Pd, M5s, Avs
A sostegno della Lega ha votato Italia viva. Azione non ha partecipato al voto. In tutto ci sono stati 4 voti favorevoli, 16 contrari, un astensione e un non ha partecipato.
Durante la mattinata era stata respinta anche la proposta del terzo mandato ai sindaci.
Le reazioni
Paolo Tosato (Lega): «Per noi la partita non è chiusa»
«Nonostante il voto contrario della commissione Affari costituzionali in Senato sull'emendamento per il terzo mandato dei governatori di Regione per noi la partita non è chiusa» commenta il senatore veneto della Lega, Paolo Tosato, vicepresidente della commissione Affari costituzionali. Continuiamo a ritenere che la scelta o la bocciatura di un rappresentante del popolo, ad ogni livello, debba passare dal voto dei cittadini e non da una decisione dei partiti. Uno, due, tre, quattro mandati. Qual è il criterio oggettivo per stabilire quale sia la scelta giusta? Nessuno. Noi ci fidiamo dell'unico giudizio che conta in democrazia: il voto popolare. In particolare in Veneto, siamo convinti che anche gli elettori di Fratelli d'Italia e Forza Italia siano con noi. È un peccato che i vertici dei loro partiti abbiano manifestato, invece, la loro contrarietà. Per questo motivo, ripresenteremo le nostre proposte e cercheremo di convincere i nostri alleati di maggioranza a rivedere le loro posizioni. Apprezziamo, infine, che il Governo non abbia espresso parere contrario al nostro emendamento».
Andrea Martella (Pd): «Preoccupati per il Paese»
«L'emendamento della Lega sul terzo mandato è stato il terreno di scontro di una maggioranza spaccata e priva di rispetto nei confronti delle istituzioni e del funzionamento della democrazia e dei relativi bilanciamenti». Lo dice il senatore Andrea Martella, segretario del Pd Veneto.
«Il decreto elezioni doveva infatti servire soltanto per decidere il giorno delle consultazioni e non per cambiare, in corsa e alla vigilia della competizione elettorale, le regole del gioco - aggiunge -. Da mesi, in vista delle europee, va avanti infatti un regolamento di conti, senza esclusioni di colpi, tutto interno alle forze di centrodestra che sostengono il governo Meloni e che coinvolge anche i destini della nostra regione, con nomi e cognomi. Ma il paese non può stare a guardare questo spettacolo e le istituzioni non possono essere piegate ad interessi particolari e anche per questo il Pd ha assunto una posizione molto chiara».
«Resta da capire» prosegue, «come questa maggioranza ritenga di andare avanti e di governare l'Italia. Dopo un anno e mezzo sono ancora in campagna elettorale, ogni occasione è buona per Fdi e Lega di darsele di santa ragione. Siamo preoccupati per il Paese».
Roberto Marcato (Liga Veneta): «Il candidato sarà della Lega»
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