Truffa da quattro milioni del bancario infedele

VENEZIA. La mente era un impiegato di banca, i gregari un paio di imprenditori e un gruppo di campani, alcuni vicini alla camorra, che poi hanno imposto al gruppo la loro “legge” nella truffa da 4...
DE ROSSI INTERPRESS/GF.TAGLIAPIETRA- 22.05.2012.- OPERAZIONE MILLIONAIRE 2012. CONFERENZA STAMPA DI: MARCO ODORISIO E CARLO MASTELLONI, NELLA FOTO
DE ROSSI INTERPRESS/GF.TAGLIAPIETRA- 22.05.2012.- OPERAZIONE MILLIONAIRE 2012. CONFERENZA STAMPA DI: MARCO ODORISIO E CARLO MASTELLONI, NELLA FOTO

VENEZIA. La mente era un impiegato di banca, i gregari un paio di imprenditori e un gruppo di campani, alcuni vicini alla camorra, che poi hanno imposto al gruppo la loro “legge” nella truffa da 4 milioni di euro ai danni del Banco di Napoli, in parte andata a buon fine. La truffa è stata scoperta dalla squadra mobile di Venezia che ha notificato 13 provvedimenti restrittivi tra Veneto, Campania e Puglia. Poteva essere un “colpo” più consistente se Federico Marchesan, 34 anni, di San Stino di Livenza, impiegato della Banca del Veneziano, dopo aver subito un pestaggio così violento da fargli saltare un dente con il calcio di una pistola, terrorizzato e piuttosto malconcio, non si fosse rivolto alla polizia. L’uomo però avrebbe raccontato solo mezza verità, perché la vera storia l’ha scoperta poi la Mobile lagunare. Epicentro della vicenda, un bar di San Stino di Livenza, il cui proprietario, Gino Crema, 36, ha problemi finanziari come altri suoi clienti, tra cui l’imprenditore edile Antonio Pacifico, 45, di Eraclea, un napoletano trapiantato come Luigi Vigliero, 36, di Eraclea; come il leccese Luigi Paolì, 55, o il muratore albanese Vanglel Alla, 34, residenti rispettivamente a San Stino ed Eraclea. A mettere in moto tutto è Pacifico che fa sapere in giro di aver moduli in bianco del Banco di Napoli. Marchesan, anche socio dell’Eurotecnica, si adopera per trovare dei beneficiari,in palio un 15% per ognuno della cricca.

Così il patron dell’Ac San Donà 1922 fino al 2011, Mauro Bugno, 44, di Meolo, e Franco Crosariol, 71, di San Stino, titolare della Edilgarby, entrambi in crisi, si prestano: il primo aprendo un conto a San Donà e versando con gli assegni rubati oltre 700 mila euro - poi trasferiti ai campani - il secondo con un conto alla Barkley Bank a Treviso. Quella della Banca del Veneziano è la terza tappa,ma il movimento viene bloccato dal direttore che nota lo strano movimento e decide di annullarlo. Per Marchesan cominciano i guai: i suoi soci napoletani pensano invece che lui si sia tenuto tutto.

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