Tumori da amianto, in Veneto 1.700 casi

VENEZIA. «L’amianto «è un problema alla stregua di un’emergenza nazionale» ma «il governo ha molti vincoli nella sua azione, norme e finanza pubblica molto strette». A rilanciare il problema risorse, dopo i colleghi Balduzzi (Salute) e Clini (Ambiente), è stata ieri il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, intervenuta alla seconda conferenza governativa sull’amianto a Venezia.
In 15 anni (dal 1993 al 2008), secondo quanto emerso dal Registro nazionale dei tumori da esposizione all’amianto, sono quasi 16 mila i casi rilevati in Italia di cui il 50% è concentrato fra Piemonte (18%), Lombardia (17,7%) e Liguria (12%). In Veneto, sottolinea una nota della Cisl Veneto, i casi di mesotelioma, tumore causato dalle fibre di amianto, dal 1987 al 2011 sono stati 1.725 e riguardano in primo luogo le province di Venezia (517) e di Padova (400).
Gli ambienti di lavoro nei quali è avvenuta l’esposizione, certa o possibile, all’amianto, sono l’edilizia civile e industriale (334 casi), le officine ferroviarie (183 casi) e la cantieristica navale (122 casi). Poi l’industria chimica, naturalmente la produzione di cemento-amianto, gli zuccherifici, i forni e le caldaie. In totale, sottolinea ancora la Cisl, sono 97 le aziende in Veneto tra i cui dipendenti (in gran parte ex lavoratori in pensione) si sono riscontrati almeno due casi di mesotelioma.
La lotta all’amianto si fa anche promuovendo la ricerca medico-scientifica e su questo presupposto si è costituita una partnership che comprende tutte le organizzazioni di rappresentanza interessate: dai sindacati confederali alle associazioni degli esposti all’amianto Aiea e Afeva e degli invalidi del lavoro Anmil . Il punto di partenza è stato l’accordo sottoscritto lo scorso mese di settembre e la definizione del progetto “Liberi dall’amianto!” che è stato presentato ieri mattina a Venezia.
L’obiettivo è quello di raccogliere fondi, privati e pubblici, da utilizzare per finanziare la ricerca scientifica sulle malattie generate all’amianto e sulle terapie per curarle. «Non basta occuparsi della eliminazione dell’amianto ancora in giro potenziando l’opera di bonifica già in corso da anni» ha sostenuto il segretario Cisl Fulvio Giacomassi «e non dobbiamo darci per vinti di fronte alle malattie, spesso mortali, che l’asbesto genera».
«Non si possono più accettare ritardi per la mappatura né per le opere di bonifica» ha sottolineato ancora il ministro Fornero. «Anche l’amianto è una forma di debito verso le generazioni future, non meno del debito pubblico». Il picco delle manifestazioni delle patologie per il 2020.
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