Cure e vacanze, diritti da garantire a tutti
Per un numero crescente di Veneti le vacanze restano un lusso irraggiungibile. E c’è un dato ancora più amaro: c’è chi non rinuncia solo a partire, ma perfino a curarsi

L’estate è il tempo delle ferie.
Le città si svuotano, le spiagge e le montagne si riempiono, le famiglie cercano qualche giorno di serenità.
Ma per un numero crescente di Veneti le vacanze restano un lusso irraggiungibile. E c’è un dato ancora più amaro: c’è chi non rinuncia solo a partire, ma perfino a curarsi.
È il segno di un disagio sociale che investe la dignità stessa della persona.
Il Bollettino socio-economico del Veneto – Estate 2026, elaborato dall’Ufficio di Statistica della Regione del Veneto su dati Eurostat e Istat, consegna una fotografia che impone una seria riflessione.
Nel 2025, in Veneto il 14, 6% della popolazione risulta a rischio di povertà o esclusione sociale. Si stima che siano circa 700 mila le persone che incontrano difficoltà a mantenere uno standard di vita adeguato.
Inoltre, nel 2024, il 3, 9% dei residenti in Veneto, pari a circa 189 mila persone, ha dichiarato di “aver rinunciato alle cure sanitarie per motivi economici, pur avendone bisogno”.
L’articolo 36 della Costituzione riconosce il diritto al riposo e alle ferie annuali retribuite, così come l’articolo 32 riconosce il diritto fondamentale alla salute.
Sono principi di civiltà che non si possono ignorare o aggirare.
Ma quale significato assumono questi diritti quando migliaia di famiglie non possono permettersi nemmeno di spostarsi da casa o di accedere alle cure sanitarie?
Quando il riposo, la vacanza e le cure mediche diventano privilegi, vuol dire che non ci sono uguali diritti per tutti.
Tutto questo accade nonostante gli sforzi encomiabili della Regione del Veneto, che continua a garantire ottimi servizi e alta qualità amministrativa pur operando in condizioni sempre più difficili.
La causa va ricercata in un centralismo spietato che spudoratamente continua a sottrarre risorse ai territori.
Il Veneto continua infatti a registrare un residuo fiscale che, secondo la CGIA di Mestre, nel 2025 si è attestato ad oltre 13 miliardi di euro, corrispondenti ad oltre 35 milioni di euro sottratti ogni giorno, quindi, circa 1,5 milioni di euro ogni ora.
Somme enormi.
Risorse che potrebbe essere destinate alle esigenze dei cittadini, delle famiglie, dei giovani, delle imprese e del territorio.
Quanto accade è la conseguenza di quello che il professor Mario Bertolissi definisce un «deleterio egualitarismo», alimentato, come spesso ricordo, da un crescente e irresponsabile centralismo giugulatorio.
Un sistema che, anziché responsabilizzare i territori virtuosi, continua a penalizzarli, privandoli delle proprie risorse, necessarie a dare risposte ai cittadini.
Quel che Roma combina e impone, fin dal 1866, qui in Veneto è considerato «legge straniera», così come aveva ben visto il grande Feliciano Benvenuti.
Il tutto è in conflitto con le legittime aspirazioni di autogoverno del popolo veneto (articolo 2 del nostro Statuto), che con proprie risorse e proprie norme potrebbe evitare umiliazioni e povertà.
La dignità dei Veneti non è negoziabile.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








