Variati: «La Lega non è la nuova Dc, è solo slogan e populismo»

VICENZA. Chiediamo ad Achille Variati, sindaco uscente di Vicenza: si aspettava che andasse così?
«Questo è il vento che tira, una bora, bisogna attaccarsi».
La Lega pigliatutto come una volta la Dc. È diventata il partito egemone. Non le piace?
«Paragone molto avventuroso. La Dc aveva una dottrina che la teneva insieme, qui ci sono slogan e obiettivi populisti. Un buon politico deve essere popolare senza essere populista».
La differenza?
«Il primo affronta e supera i problemi, il populista trova sempre un colpevole cui addossarli, senza risolverli. La politica come un palcoscenico, ogni giorno una recita».
È un vento solo leghista?
«È un vento di risentimento, che Salvini accompagna: la pancia messa al posto della testa nella maggioranza dei cittadini».
In che senso pancia, paure?
«La paura dei diversi, l’insicurezza come percezione prima ancor che come fatto reale. La risposta è: via tutti. Sui sindaci si scarica la pressione, anche loro sono vittime di politiche sbagliate. Io l’ho detto a Roma facendomi non pochi nemici nel Pd: Alfano sta sbagliando».
Perché?
«È stato un cattivo ministro per l’Italia. Noi sindaci siamo andati a incontrarlo e io ho usato una parola forte: è criminale tenere ragazzi di 20 in ozio».
Il buon senso lo diceva.
«A Vicenza con 111.000 abitanti e più di 10.000 americani, ho avuto anche picchi di oltre 1000 richiedenti asilo. A parte un alberghetto che aveva sentito profumo di business e ha affittato le camere alla prefettura, io ho diviso tutti in piccoli gruppi e li ho mandati a lavorare nei parchi, nei cantieri cittadini, con una casacca e la scritta “Comune di Vicenza Volontari”. Era un segnale positivo per la gente, ma era tutto su base volontaria».
Potevano rifiutarsi?
«Certo, gli oziosi seduti sulle panchine deridevano gli altri che lavoravano. Chi veniva beccato per qualche reato non poteva essere allontanato. La mela marcia continuava a restare con le mele sane. Alfano non ha servito per niente i valori di innovazione che in qualche modo Renzi voleva portare nel Paese».
Il M5S è imploso, non regge il confronto con la Lega?
«Salvini annulla tutti, si sta mangiando i Cinquestelle: hanno trovato uno capace di comunicare meglio di loro. Ecco perché il governo non durerà, Di Maio capirà presto che così per lui è la fine».
E nel Veneto?
«A Vicenza hanno impedito che si facesse una lista: sappiamo che del radicamento territoriale al M5S non importa nulla, vive nelle metropoli, ma rinunciare ad essere presenti in una città per 5 anni sarà un problema».
Forza Italia?
«Non mi pare che stia vivendo una buona stagione. Ha avuto un tracollo».
Il Pd può rallegrarsi?
«Batosta dopo batosta si era affidato a Renzi: sembrava che Renzi avesse trovato la chiave, non è stato così. Ma a Vicenza ha retto benissimo, ben di più di Treviso».
La diagnosi è facile, ma la prognosi?
«Io ho due idee: la prima puntare sugli amministratori, non solo del Pd, ma delle liste civiche. Non sono ma stati considerati un soggetto capace di indicare dal basso politiche buone per la comunità regionale e nazionale. Da nessuno. Solo strumentalizzati. Eppure rappresentano la grande base della democrazia, imperniata in assoluto volontariato. Bisognerebbe che ci ritrovassimo, che ci parlassimo».
Ripartire da un partito dei sindaci?
«No, il partito dei sindaci non ha avuto una grande fortuna».
Perché l’hanno ucciso dell’alto. Adesso in alto non c’è più nessuno in grado di uccidere.
«È vero, ma non si tratterebbe di fare un partito, ma un movimento, dove il verbo non arriva dall’alto ma dal basso, da gente che conosce la realtà, che il rapporto con i cittadini ce l’ha nel sangue».
E la seconda idea?
«I cattolici. Sono in disimpegno. Mi richiamo a don Sturzo, a Paolo VI, la politica come forma esigente della carità. Girarsi dall’altra parte, far finta di non vedere il populismo che strumentalizza gli animi, è grave. I silenzi e le omissioni possono diventare piena rassegnazione, o peggio connivenza».
Il partito dei cattolici è un’idea più vecchia del partito dei sindaci.
«Neanche qui parlo di partito ma di anticorpi. Il primo anticorpo sono gli amministratori, che non siano leghisti; il secondo anticorpo è la dottrina sociale della chiesa. Questi anticorpi servirebbero anche a Zaia, che soffocherà sotto il cappello unico di Salvini».
Con lei candidato a Vicenza il risultato sarebbe stato diverso?
«C’è stato un sondaggio di Pagnoncelli che chiedeva un giudizio sul sindaco Variati: ho avuto positivo e molto positivo da oltre il 65% delle risposte, in una città che mi ha conosciuto dal 1980, quando sono entrato in consiglio comunale».
Vicenza preferisce l’usato sicuro?
«Sono un vecchio democristiano, ma non pieno di polvere. Un uomo di centrosinistra, piuttosto. Ma questa volta sarebbe stato un vento difficile anche per me. Anche se dal 1980 non ho mai fatto una campagna elettorale perdente».
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