Veneziano dona il suo corpo alla scienza: servirà agli studenti del Bo a Padova

PADOVA. Chiede nel testamento che il suo corpo, una volta morto, venga messo a disposizione della scienza e della medicina. E così, grazie al suo desiderio, nasce una fondazione.
Si dà corso, fino alla fine, alle ultime volontà di Luigi Lazzaretto, il 58enne saldatore alla Bigal di Ormelle (nel Trevigiano), grande sommozzatore, scomparso nel 2020 per leucemia. Dopo i funerali la sua salma, per sua espressa volontà, è stata trasferita all’Università di Padova, dove i laureandi in medicina la studiano. Sulla sua spinta domenica nascerà ufficialmente la fondazione “Donare per dare la vita”, che vede in prima fila la moglie Flavia Rossi, i suoi amici e le associazioni Avis e Aido di Caorle e di San Stino di Livenza, nel Veneziano.
Luigi Lazzaretto viveva a San Giorgio di Livenza, ma era nato in Australia. All’età di 10 anni lasciò il “continente nuovissimo” perché i genitori tornarono nel paese di origine, a San Giorgio appunto, e da lì intraprese varie strade. La passione per il mare lo fece entrare nel Gruppo Sommozzatori Caorle. Partecipava ogni anno a una tradizione che per colpa della pandemia è sospesa, ovvero l’approdo di Gesù Bambino dal mare coi sub la notte di Natale, al duomo cittadino. Fondò lui stesso un gruppo di sub. Appassionato anche di altre discipline sportive, fece un viaggio incredibile in sella a una bicicletta dove partendo da San Giorgio di Livenza raggiunse la Puglia.
Non per niente una delle prossime iniziative della fondazione “Donare per dare la vita” sarà un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo al santuario di Padre Pio. Nel 2021 all’indirizzo della memoria di Luigi Lazzaretto venne impartita una benedizione speciale ad Assisi dalla Basilica di San Francesco, ma al di là della fede c’è la lezione lasciata anch’essa in eredità da Luigi, una persona che credeva fermamente nella scienza, al punto da concedere se stesso una volta deceduto, in mani (e cervelli) che riteneva fidati.
«Ci ha coinvolto nella sua decisione, e noi abbiamo assecondato le sue volontà rispettandole», spiega la moglie Flavia Rossi, che con Luigi ha avuto tre figlie di 31, 27 e 24 anni. «Aveva mille passioni, e una grande voglia di vivere. Scoperto il male nel 2016, pensava a come investire la sua vita, anche dopo la morte»Rosario Padovano
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