Zaia: in primavera il referendum per l'autonomia del Veneto

Il discorso del presidente della Regione in occasione dello scambio degli auguri con la stampa a palazzo Balbi

VENEZIA. «Il referendum sull’autonomia? Riproporremo al Governo l’Election day, cioè l’abbinamento con le amministrative di maggio per risparmiare 14 milioni; in caso di rifiuto, la Regione chiamerà i veneti al voto in primavera, tra fine marzo e aprile». È l’annuncio che apre il punto stampa di fine anno del governatore Luca Zaia, persuaso che la pluridecennale battaglia autonomista attraversi una «fase astrale positiva» dopo l’insperato via libera della Corte Costituzionale al quesito referendario e la sentenza (pronunciata degli stessi giudici) che, accogliendo il ricorso del Veneto, ha bocciato i dettami più centralisti della riforma Madia della pubblica amministrazione.

Il dubbio: la questione appassionerà davvero i cittadini? «Non ho dubbi a riguardo, scommetto fin d’ora che quel giorno ai seggi ci saranno le code e il consenso popolare ci darà più forza nelle trattative con lo Stato. Noi vogliamo l’autonomia differenziata, non ci acconteremo di spiccioli: l’obiettivo è una riforma costituzionale che ci riconosca uno Statuto speciale sul modello Bolzano, con i nove decimi delle nostre risorse trattenute sul territorio e non più regalate a Roma».

Zaia si fa misurare la pressione
Zaia si fa misurare la pressione

Cammino in salita visto il peso politico del Veneto nel Governo e nel Parlamento, prossimo allo zero... «La politica nazionale è una tigre di carta, chi verrà qui a chiedere voti dovrà fare i conti con l’istanza di autonomia che sale forte dal popolo. Destra? Sinistra? Non faremo sconti a nessuno, questa grande sfida appartiene al Veneto, non a Zaia né alla Lega».

Altro capitolo della sua omelia natalizia anticipata, le grandi opere e la mobilità: «Con Pedemontana siamo alle battute finali, i 18 milioni di indennizzi agli espropriati sono stati stanziati, le stime su traffico e pedaggi, corrette: prima della crisi si stimavano 30 mila passaggi giornalieri, poi qualcuno ha incautamente parlato di poche migliaia, ignorando che il solo semaforo di Rosà ne collezione 12 mila, il punto di mediazione si attesterà su 20-21 mila. È emerso un problema di sostenibilità finanziaria, stiamo parlando del maggior cantiere attivo in Italia, ma Ilaria Bramezza mi assicura che nelle prossime settimane la partita sarà chiusa»; in platea, la bionda top manager di Palazzo Balbi (da mesi impegnata nel negoziato tra concessionaria Sis, ministero e Cassa depositi e presiti) sorride e alza gli occhi al cielo.

Ancora, la volontà di costituire l’holfing autostradale del Nordest in sinergia con il Friuli-Venezia Giulia: «La newCo con Autovie Venete è un bel passo avanti, noi porteremo in dote la Cav»; e i trasporti ferroviari? «Dopo il rinnovo per 9 anni del contratto d’esercizio con Trenitalia, aspettiamo i nuovi convogli e l’elettrificazione delle linee promessi; il treno delle Dolomiti si farà, scartate le vecchie gallerie stiamo valutando due percorsi alternativi, Valle del Boite oppure sotto le Tre Cime, costerà 700 milioni, neanche tanto se si pensa all’offerta turistica: da Venezia a Cortina in un paio d’ore, un progetto condiviso dal ministro Delrio.

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