Zaia: «Odio il razzismo ma difenderò i veneti»

«Le critiche di “Avvenire”? Scarsa conoscenza dei fatti, molti vescovi la pensano come me»
<Patto tra estrema destra e Lega? A Treviso Forza Nuova mi ha accolto con fischi e insulti»

VENEZIA. Presidente della Regione o capopolo? Dalle barricate trevigiane di Quinto, Luca Zaia esce infine vittorioso ma la sua condotta e l’asprezza dei toni adottati, lo espongono a critiche severe e in primis all’attacco di «Avvenire».


Governatore Zaia, il giornale dei vescovi la accusa di «aizzare il fuoco della protesta» e la esorta alla «responsabilità» perché il Veneto «ha bisogno di un amministratore, non di un attivista di partito».
«Respingo le critiche al mittente e le ritengo dettate da scarsa conoscenza dei fatti. Io non ho fatto il masaniello, tantomeno ho soffiato sul fuoco. Al contrario. Mi hanno chiamato da Quinto all’indomani degli arrivi, 101 migranti africani “scaricati” in un condominio abitato da una trentina di cittadini, e ho ritenuto doveroso affrontare il problema. Ho trovato famiglie disperate, gente sull’orlo di una crisi di nervi, una mamma che allattava il suo bambino di tre mesi dentro una tenda allestita nel cortile. Cosa avrei dovuto fare? Stare zitto e guardare da un’altra parte? Se un cronista di Avvenire avesse seguito gli eventi, saprebbe che, appena arrivato, io ho cercato di calmare gli animi, invitando a rispettare la legge. Poi sono entrato nel condominio e ho stretto la mano agli immigrati, spiegando che la protesta non era diretta contro le loro persone né, tantomeno, dettata da razzismo. La verità è che la scelta della prefettura di Treviso era assurda e insostenibile, prova ne sia che il ministero dell’Interno, sollecitato e sensibilizzato sulla vicenda, è tornato sui suoi passi scegliendo una soluzione diversa. Che altro? Avvenire è il quotidiano della Cei ma so per certo che molti vescovi la pensano come me».


Di certo, a infiammare gli animi - e anche le suppellettili - hanno provveduto i neofascisti di Forza Nuova, calati anche da Roma. Nel Veneto rispunta l’asse “neroverde” cara a Matteo Salvini?
«Questa è una sciocchezza. Io non ho amici in Forza Nuova, anzi, quando sono arrivato qualcuno di loro mi ha fischiato e contestato. Detto ciò, non si è trattato di una manifestazione politica, io mi sono presentato da solo e gli esponenti della Lega presenti, sindaco in testa, hanno agito in qualità di amministratori, non come propagandisti. Tant’è che la visita di Matteo Salvini, prevista stasera, non ci sarà perché a Quinto il problema è stato risolto e confido che lo sarà presto anche ad Eraclea. Chi è convinto che la protesta sia alimentata dall’esterno, sbaglia di grosso e non comprende il livello di esasperazione della nostra gente».


Lei ha puntato l’indice contro«l’africanizzazione del Veneto orchestrata da Roma», un’espressione che evoca altri luoghi e altri tempi...
«Su questo argomento, io la penso come Tony Blair: sì alla società multirazziale dove un popolo ospitante accoglie la diversità; no a quella multietnica che rinuncia a identità, cultura, fede religiosa».


Non teme che la polemica quotidiana sui profughi trasmetta un’immagine intollerante e persino razzista del Veneto?
«Se così fosse, sarei il primo a denunciare i rigurgiti razzisti. Io sono un obiettore di coscienza, per me violenza e xenofobia sono disvalori. Lo dico una volta ancora: nel dna dei veneti c’è la solidarietà, la nostra regione ha accolto 517 mila stranieri che oggi rappresentano l’11% della popolazione; sono stati integrati nella comunità, hanno trovato lavoro, cure e servizi sociali; non sono stati relegati in baracche. Non negheremo mai l’aiuto a chi scappa dalla fame e dalla guerra ma sappiamo che i due terzi degli arrivi non riguardano profughi ma immigrati economici che non siamo più in grado di accogliere».


L’opposizione le imputa di non contribuire in alcun modo alla soluzione del problema. È giusto limitarsi ai no?
«Chiariamo anzitutto che la legge non mi attribuisce competenze né poteri su questo versante. E a chi, da sinistra, mi esorta ad assumere non so quale coordinamento, ricordo che dei 579 sindaci veneti solo 5 hanno offerto spazi e strutture. Cosa dovrei mai coordinare?».


Ma a fronte dell’emergenza, qualcosa bisogna pur fare.
«Certo. Va creato un corridoio umanitario sulle coste africane che aiuti i disperati nei loro Paesi, prevenga le partenze e distingua sul nascere i profughi dagli emigranti. Nulla di ciò è stato fatto: il Governo dà prova di un’incapacità senza precedenti, l’Europa manifesta un disinteresse vergognoso. Il risultato è che i flussi vengono catapultati sui territori e il sistema è sull’orlo dell’implosione».

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