Zaia sfiducia Monti «Giusto scioperare contro la manovra»

Il governatore leghista: sacrifici necessari ma fare cassa sulle pensioni è come rubare le caramelle a un bambino

di Filippo Tosatto

VENEZIA

«Solo tasse, niente crescita e zero tagli ai costi della politica,se questo è Mandrake, poteva farlo benissimo anche il nostro Governo, a Carnevale, mascherandosi. Lo sciopero indetto dai sindacati contro la manovra di Monti? E’ giusto, perché fare cassa sulla pelle dei pensionati, calando la scure su un sistema che ha i conti in equilibrio, è come rubare le caramelle a un bambino». Luca Zaia ripone il doppiopetto e scopre toni barricaderi: «Questo pacchetto di misure è stato pensato per il Sud ed evita di colpirne sprechi e ruberie. Perché da noi l’Ici si paga davvero e il catasto funziona, perché l’evasione veneta arriva al 14% è quella meridionale al 66%, perché vivere al di sopra del Po costa il 18% in più. Il Veneto non vuole essere la gallina dalle uova d’oro di Roma: siamo stanchi e non chiniamo la testa, la nostra democrazia non è stata commissariata».

Il governatore leghista contesta l’esecutivo su due fronti di stretta competenza regionale. La sanità, anzitutto: «Aumentano l’Irpef per garantire le risorse alle Regioni, 200 milioni sottratti dalle tasche dei veneti. Ma noi, senza addizionale né ticket, abbiamo il bilancio sanitario più virtuoso d’Italia. Dov’è l’equità? Sento parlare nuovamente del criterio di deprivazione, cioè di ripartire il fondo assegnando più risorse alle regioni, sulla carta, più indigenti. Non lo accetteremo e i veneti stiano tranquilli: io non taglierò mai cure e assistenza sociale, né chiuderò ospedali». A seguire, il trasporto locale: «Il fondo ammonta a 1,6 miliardi, a noi arriveranno 268 milioni. Per racimolarli, hanno elevato le accise sui carburanti: così nelle casse dello Stato entreranno 6 miliardi, 4,4 in più di prelievo rispetto al fabbisogno».

Esaurita la sfuriata, Zaia riconosce che «La crisi in atto è senza precedenti e produrrà un cambiamento epocale». E la sua critica radicale sembra stemperarsi: «Capisco l’esigenza di fare sacrifici e, da amministratore, non mi arrocco su posizioni pregiudiziali. Devo dire che si è stabilita un’ottima contrattualità con i nuovi interlocutori: ho incontrato il ministro Giarda, il ministro degli Interni e presto incontrerò Clini , bravo a ricordare la priorità del riassetto idrogeologico. Ho trovato grande rispetto per le nostre posizioni. Prima, in considerazione della nostra posizione di Governo, spesso eravamo noi a dover mediare, adesso accade l’inverso. Dò atto a Monti di aver avuto il coraggio di fare alcune cose che andavano fatte. Penso alla patrimoniale: c’è un barlume di buon inizio e quindi incoraggio il premier a proseguire su questa strada e a sforbiciare enti e carrozzoni inutili: nella prima bozza di manovra era prevista la cancellazione dell’Enit (l’ente nazionale del turismo ndr), poi questo articolo è scomparso. Io dico che sarebbe stato bene eliminarlo, chi l’aveva proposto merita un plauso, chi ha deciso altrimenti, una tirata d’orecchie ».

Resta un giudizio severo e allarmato circa l’impatto del decreto sull’economia reale: «Facile prevederne l’effetto depressivo, colpirà famiglie e imprese che sono già allo stremo». E’ tutto? No. C’è un ultimo capitolo che riguarda l’inasprimento tributario sulle barche di lusso: «Giusto tassare la proprietà ma non l’ormeggio, altrimenti i turisti del mare ci abbandoneranno e sceglieranno la Croazia. E’ una tendenza già in atto da parte di austriaci e tedeschi, ma non solo: andate a Umago e vedrete quante sono già ora le barche con targa di Venezia o Monfalcone. Parlate con chi lavora nei cantieri e capirete la loro preoccupazione, stiamo perdendo affari a tutto spiano. Anche se la maggior parte sono legate alle spiagge, 32 milioni di presenze in Veneto sono dovute all’acqua perciò le darsene e i porticcioli diventano elementi fondamentali per il turismo».

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova