San Pietro Viminario, nasce la prima scuola statale bilingue in Italia
Nella Bassa il percorso bilingue realizzato con Oxford University Press. La dirigente scolastica: «Già dalla prima classe della primaria alcune discipline, come storia, geografia ed educazione civica, saranno insegnate anche in inglese»

Una rivoluzione dell’insegnamento parte da un piccolo paese della Bassa padovana. È stata inaugurata ieri a San Pietro Viminario la prima scuola statale bilingue d’Italia, dove l’inglese non sarà più soltanto una materia da studiare alcune ore alla settimana, ma una lingua attraverso la quale imparare storia, geografia, educazione civica e, gradualmente, le altre discipline. L’istituto locale ha adottato l’Oxford International Curriculum, il programma certificato da Oxford University Press.
La prima campanella
Alle 8 i genitori hanno accompagnato i bambini, della primaria e della secondaria, davanti al plesso di via San Giovanni Bosco: grembiuli blu, cartelle sulle spalle, un po’ di timore e molta curiosità per il primo giorno di un percorso nuovo. Ad accoglierli, oltre agli insegnanti, c’erano una bandiera britannica appesa all’esterno e un nastro che univa il tricolore italiano ai colori del Regno Unito.
Essere una scuola bilingue significa far entrare la lingua nella quotidianità. «Già dalla prima classe della primaria alcune discipline, come storia, geografia ed educazione civica, saranno insegnate anche in inglese», spiega la dirigente scolastica Chiara Martin. «In questo modo accompagneremo gli alunni nell’acquisizione del lessico specifico e nell’ampliamento del vocabolario».
La metodologia
La giornata manterrà gli orari tradizionali, dalle 8 alle 13, con un rientro pomeridiano per gli alunni della primaria, ma cambieranno il metodo e l’organizzazione delle lezioni.
Alle elementari entrerà in classe anche un esperto di lingua inglese per allenare i bambini nella conversazione. Alla secondaria, invece, le discipline si inseriranno a turno nel progetto attraverso il metodo Clil: un argomento potrà essere affrontato prima in italiano e poi ripreso in inglese, permettendo agli studenti di consolidarne i contenuti e apprenderne contemporaneamente il linguaggio specifico. Il progetto introduce anche un apprendimento più pratico ed esperienziale con laboratori tecnologici, apprendimento di programmi come AutoCad, stampanti 3D e corsi di podcasting.
«La prospettiva è quella dell’internazionalizzazione», sottolinea Martin. «Non proponiamo soltanto un approfondimento linguistico, ma anche una metodologia differente, che mette lo studente al centro e lo rende parte attiva dell’apprendimento». Tra gli ideatori del progetto il docente Klath Comunian: «Finora i ragazzi hanno studiato l’inglese come seconda lingua, lavorando soprattutto sul vocabolario e sulle funzioni comunicative. Ora studieranno testi letterari, analisi grammaticale, con l’obiettivo di portarli gradualmente a pensare in quella lingua».
L’entusiasmo delle famiglie
Tra i genitori c’è curiosità e aspettative. Claudio Marabiso ha affidato al nuovo percorso entrambe le figlie: Aurora, 7 anni, frequenta la seconda elementare, mentre Gaia, 12, è in seconda media. «Conoscere l’inglese è una porta che apre al mondo ed è motivo di orgoglio vedere nascere in un Comune così piccolo una realtà così importante».
L’impegno richiesto sarà maggiore e le ragazze, ammette, sono ancora un po’ frastornate. «Dovranno acquisire un metodo e abituarsi a una mentalità diversa. Da giovani, però, è più facile assimilare una lingua. I laboratori e i collegamenti con coetanei di altri istituti, anche stranieri, renderanno il percorso più interessante. Oggi il mondo richiede una conoscenza dell’inglese sempre più alta: poterla costruire nella scuola pubblica, fin da bambini, è un’opportunità da cogliere».
L’ente certificatore
Il percorso Oxford International Curriculum è già presente in scuole internazionali e bilingui private, ma non era mai stato introdotto in un istituto statale italiano.
«Qui abbiamo trovato le condizioni giuste: insegnanti preparati e disponibili ad affrontare la sfida, una dirigenza aperta all’innovazione e il sostegno dell’amministrazione e degli imprenditori del territorio», spiega Adriano Tedesco, rappresentante di Oxford International Education per l’Italia. Il contributo delle aziende servirà a sostenere i laboratori, le attività aggiuntive, le risorse didattiche e la formazione dei docenti. Una prima preparazione si è già svolta online, mentre a fine settembre gli esperti di Oxford torneranno a San Pietro Viminario per verificare l’avvio del programma. La formazione proseguirà durante l’anno attraverso seminari online, incontri e l’ingresso dell’istituto nella rete delle scuole internazionali. La scelta di partire da un piccolo paese è stata mirata.
«Questa è una scuola a misura di studente, con numeri che permettono di seguire con attenzione l’introduzione di un percorso ambizioso», sottolinea Tedesco. A convincere Oxford è stata anche la capacità della scuola di coinvolgere studenti con abilità, bisogni e storie familiari differenti. Il primo contatto è nato da un progetto sulla lettura in inglese avviato da Comunian.
«Entrando in classe ho trovato ragazzi uniti, sicuri e desiderosi di parlare in inglese senza timore», ricorda Daniela Barani, consulente educativa senior di Oxford University per il Triveneto. «Qui non si esclude nessuno e si cerca di valorizzare le capacità di ciascuno. Nelle classi ci sono bisogni specifici e livelli differenti e l’obiettivo non la valutazione, ma personalizzare il percorso e far crescere ogni studente». A fine medie i ragazzi potranno sostenere l’Oxford Test of English per una certificazione internazionale. L’esame si svolgerà online e sarà adattivo: la difficoltà delle domande aumenterà o diminuirà in base alle risposte, restituendo una fotografia del livello raggiunto senza ridurre il risultato alla semplice alternativa tra promozione e bocciatura.
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