L’impegno di Pertile «Entro i primi dieci un grande successo»

PADOVA. C’è Francesco Peghin che consegna a Ruggero Pertile la medaglia d’oro vinta nel 1995, quando ancora gareggiava in barca a vela e si è laureato campione del mondo: «È un portafortuna che gli lascio prima di ogni appuntamento importante». C’è Francesco Canella, padrone di casa nella sede dell’Alì che ha ospitato l’incontro, che fino al 2003 lo aveva tra i dipendenti dietro al bancone dei salumi e oggi si dice «contento di avergli dato l’opportunità di essere un atleta a tempo pieno». Ci sono Gianfranco Bardelle e Dino Ponchio, del Coni, che parlano di lui come di «un esempio per i più giovani». E poi ci sono gli amici di Assindustria, che ieri si sono riuniti per salutare l’unico maratoneta che la nazionale italiana schiererà ai Giochi olimpici di Londra, il 12 agosto.
Lui, Pertile, sorride sereno come chi sa di essere pronto. D’altra parte l’emozione della vigilia l’ha già vissuta quattro anni fa. «Sono rientrato ieri da St Moritz dove mi sono allenato assieme ad Andrea Sorgato, compagno di squadra che mi ha dato una mano in questi giorni», afferma «Rero», che è anche l’unico atleta non appartenente a un gruppo sportivo militare convocato nella selezione maschile azzurra.
«La condizione è buona, migliore di quanto non fosse a Pechino. Rispetto ad allora ho avuto la certezza della convocazione con maggiore anticipo e mi sono potuto preparare con meno stress. Londra? È difficile fare pronostici, molto dipenderà dalle condizioni climatiche. Nei giorni scorsi la temperatura era molto più bassa rispetto all’Italia».
Per uno che arriva dall’ottavo posto mondiale di Daegu 2011, quando fu il primo europeo al traguardo in una specialità dominata dagli specialisti dell’Africa, è naturale volersi ripetere. «Arrivare tra i primi dieci sarebbe un grande risultato, ma la concorrenza è davvero agguerrita, con in prima fila il Kenya, che schiera anche il due volte iridato Kirui».
Stasera Pertile avrebbe dovuto gareggiare alle Miglia di Agordo, prova di una decina di chilometri che doveva essere il suo ultimo test, ma ha preferito rinunciare: «Niente di grave, ma ho avvertito un lieve affaticamento muscolare alla schiena. Con Londra alle porte meglio non correre rischi».
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