«Se fossi arrivato a 20 avrei pagato una cena»

Gianmarco Brotto dell’Este, 13 reti in stagione, è il capocannoniere padovano della categoria
Belluno, 21 febbraio 2010. Belluno este 2-1 - Gianmarco Brotto
Belluno, 21 febbraio 2010. Belluno este 2-1 - Gianmarco Brotto

ESTE. «Vincere il titolo di capocannoniere padovano è motivo di orgoglio. Però non mi accontento e voglio che sia solo un punto di partenza. L’importante è non smettere mai di migliorarsi». Gianmarco Brotto, 24 anni, commenta così il trionfo nella classifica dei marcatori provinciali di serie D. Il centravanti dell’Este ha dominato con 13 gol staccando di sei lunghezze Fabio Mazzeo del San Paolo. Un bottino fondamentale per la squadra, che soprattutto grazie alle sue reti è riuscita a centrare una sudatissima salvezza. «Tra mille difficoltà abbiamo sempre cercato di reagire» spiega la punta di Limena «L’impegno non è mai mancato, la nostra forza è stata non perdere l’entusiasmo. E alla fine, pur soffrendo, l’obiettivo è stato centrato». Ti aspettavi di segnare così tanto? «Onestamente no, non sono mai stato un bomber e mi è sempre piaciuto di più far segnare gli altri. Quest’anno è andata meglio e ringrazio i compagni. Rimpianti? L’ultima parte di stagione, potevo e dovevo fare meglio». Qual è stato il gol più bello? «In trasferta al Kras Repen: lancio di Turetta, sono entrato in area saltando un avversario e poi ho segnato con un gran pallonetto di destro sul secondo palo». Il più importante? «La doppietta in casa alla Virtus Vecomp». Dediche? «Ai miei genitori. Da tre anni giocavo e vivevo lontano, non erano più abituati alla mia presenza in casa e mi hanno sopportato alla grande». Hai festeggiato il titolo? «Avrei pagato una cena al mio compagno Iarrusso se fossi arrivato a 20. Non ci sono riuscito ma ci riproverò il prossimo anno». Sempre a Este? «Il sogno di salire nei professionisti c’è ancora ma credo che il mio tempo sia passato. Mi piacerebbe restare, ho trovato un grande gruppo e ho un ottimo rapporto con società e mister. È presto per decidere, ma ci spero».

Matteo Lunardi

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